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Visualizzazione dei post con l'etichetta TV

Perché in TV ci sono sempre gli stessi ospiti?

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È una mia impressione o nella TV italiana si vedono, più o meno, sempre le stesse facce? Nel video dico la mia sul perché ciò accade.

X-Files

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Fin dalla prima puntata sono stato un appassionato della serie TV X-Files . Non ne ho scritto quanto avrei voluto, ma non escludo, in futuro, di rivedere almeno gli episodi che più mi avevano colpito e di aggiungere qualche altra recensione a quelle che ho già pubblicato .

L'undicesima stagione di X-Files | AMLETO

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Volevo mettermi in pari con la visione di X-Files e ci sono riuscito! Su AMLETO la mia recensione all'undicesima stagione della nota serie TV.

La decima stagione di X-Files | AMLETO

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Sono sempre stato un attento spettatore della serie TV X-Files che, a mio avviso, ha mutato radicalmente il modo di concepire le serie in TV. Ora, dopo anni, ho comprato i DVD delle ultime due stagioni della serie (quelli delle prime nove li ho già) e mi sto mettendo in pari. Su AMLETO ho recensito la decima stagione.

Basta con le videoseghe dei politici in TV

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Sono convinto che l’informazione sia uno dei pilastri su cui regge la democrazia. Per essere un pilastro solido, però, non deve essere sottomessa al potere politico, ma ne deve essere un pungolo. Chi si occupa di informazione politica , dovrebbe sempre evitare di farsi megafono delle dichiarazioni dei politici, magari reggendo il microfono mentre questi recitano il loro comunicato di rito. Dovrebbero, invece, fare domande ficcanti e, possibilmente, scomode e dovrebbero sempre verificare le affermazioni dei politici prima di riportarle ai propri spettatori. E se i politici non rispondono alle domande scomode che sono state loro rivolte da giornalisti con la schiena dritta, la notizia sarà, ovviamente, che il politico si è rifiutato di rispondere. In altre parole, i politici non dovrebbero più passare in video usando i mezzi di comunicazione come se ne fossero i padroni. I loro proclami non dovrebbero essere trasmessi come se si trattasse della parola di dio. Pe...

and the winner is - Ovvero: le donne in TV

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Qualcuno ritiene, a mio avviso a torto, che chiedere che in TV le donne non siano sempre e solo mostrate nude e mute sia la nuova frontiera del moralismo.  Considero tale richiesta non solo legittima, ma doverosa: le donne, anche in TV, devono poter far sentire la loro voce, devono potersi esprimere.  Essere se stesse e dare di sé l'immagine che desiderano, senza essere costrette al ruolo di corpi perennemente desiderosi di maschio.  La loro richiesta è equivalente a quella dei gay che chiedono di non essere rappresentati in TV sempre e solo come delle macchiette.  Sono esigenze di verità e se verranno accolte, a "vincere" sarà il telespettatore che avrà una rappresentazione della realtà più veritiera.

Scegliere non è facile

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Il direttore di Rai3 Paolo Ruffini manda in libreria le sue riflessioni sulla televisione e le intitola Scegliete! (add editore). Chi si aspetta di leggere pensieri specifici e/o consigli su come si fa una buona televisione rischia di restare deluso. Ruffini, infatti, non ha scritto un manuale su come si realizzano programmi TV di successo. Quelle di Ruffini, invece, sono considerazioni del tutto generiche che, in un Paese dalla democrazia salda, si darebbero per cosa nota e non dovrebbero essere rivendicate come necessarie. In Italia, invece, le riflessioni di Ruffini sembrano necessarie e questo, in qualche modo, può rattristare. In poche parole e assai sbrigativamente, il pensiero di Ruffini può essere sintetizzato dicendo che per il direttore di Rai3 a base di una buona televisione ci deve essere la libertà.  Libertà di dire ciò che si pensa; libertà di poter scegliere cosa vedere. Libertà di dissenso. Libertà di pensare che il pluralismo informativo non co...

Un nuovo modo di fare TV commerciale

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Ieri sera, con la messa in onda in diretta televisiva di Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute di e con Marco Paolini , la7 , decidendo di non interrompere lo spettacolo con la pubblicità, ha dimostrato, una volta di più, che è possibile realizzare una TV commerciale differente dal modello imposto da Mediaset.  Una TV che non mira solo al profitto, che non punta solo a sollecitare i bassi istinti degli spettatori, ma che sa stimolare i cervelli, il pensiero, non mancando di tenere vive le emozioni. la7 di Enrico Mentana, Gad Lerner, Lilli Gruber e altri sta diventando una grande TV nazionale. Avanti così!

Il canto di Saviano. Un altro linguaggio televisivo

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Appunti La TV prima di Mediaset In Italia, prima di Mediaset, la TV era la RAI.  Il linguaggio televisivo della RAI-preMediaset era generalmente (e fatte le dovute eccezioni) ispirato al teatro di parola borghese ottocentesco, anche quando il genere era il varietà (altra forma teatrale).  Tutto aveva (o fingeva avere) un filo narrativo unitario, conseguenziale, razionale.  I programmi erano in maggior parte ispirati da un intento vagamente didascalico, una sorta di “qui si fa gli italiani o si chiude”. Gli spettatori non si stupivano per la messa in onda di rappresentazioni teatrali, perché non avvertiva la differenza narrativa tra i due media, in quanto, sostanzialmente, essa non esisteva. Anche visivamente il linguaggio era ispirato al teatro.  Ad esempio l'uso delle luci, in molti programmi, era di chiara ispirazione teatrale e non era inusuale, ad esempio, che un “personaggio” (conduttore, comico o narratore che fosse) venisse illumin...

La RAI spegne una voce scomoda

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Ieri sera durante la trasmissione di Simona Ventura ( L’isola dei famosi ) il concorrente Aldo Busi (noto scrittore omosessuale) ha dichiarato, tra l’altro, che il vero problema per la società sono gli omofobi in quanto repressi e ha espresso il dubbio che il Governo Berlusconi non serva, in quanto neppure in grado di varare una semplice riforma fiscale che faccia pagare le tasse a tutti. Ovviamente, parlando di omofobia, Aldo Busi – con i modi che gli sono propri e che gli spettatori TV conoscono bene – non ha potuto fare a meno di chiamare in causa il Papa, le cui posizioni omofobe sono altrettanto note della dichiarata omosessualità dello scrittore. In un Paese normale l’opinione di uno scrittore di fama sarebbe ascoltata , magari contraddetta, ma tutto sarebbe circoscritto nei limiti di una normale dialettica. In Italia no. In Italia, coloro che dirigono un servizio pubblico com'è la RAI dimenticano che un servizio pubblico deve favorire la plura...

Chiamiamolo pippo

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Nella notte ho visto la prima parte del Chiambretti Night perché mi interessava vedere l’intervista che il padrone di casa avrebbe fatto al divo del porno Rocco Siffredi . Ne sono rimasto abbastanza deluso e, complice anche una certa stanchezza (data l’ora tarda in cui va in onda lo show), me ne sono andato a letto al primo stacco pubblicitario. Il senso di delusione è nato dall'atteggiamento di Piero Chiambretti intriso di falso puritanesimo al punto da sfiorare il ridicolo. Infatti, il conduttore, appena Siffredi ha usato la parola “cazzo” per riferirsi al suo (noto) membro virile, ha invitato l’attore porno a chiamare il suo strumento di lavoro “pippo”.  Se ciò non bastasse a restare perlomeno perplessi di fronte a tale assurda (e ridicola) richiesta (data sia la nota professione dell’intervistato, sia l’ora non certo da fascia protetta in cui viene trasmesso lo spettacolo), Chiambretti ha invitato Siffredi a non scendere nei particolari nel momento stess...

La morte in diretta TV

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Cosa è successo e chi era l’attore porno Andrew Grande , in arte Dustin Michaels, lo si può leggere su TV Blog.it . Mi chiedo (e me lo sono sempre chiesto) se è lecito mostrare in TV un uomo mentre muore. Inutile nascondersi che un programma TV che riprende situazioni “a rischio” in qualche modo va a caccia della morte in TV. Quanto rende in termini di audience la morte in diretta TV? Aggiornamento: il filmato è stato rimosso da YouTube

Debutto di Cielo

Cielo è la nuova televisione in chiaro del gruppo Sky che si può vedere sia sul digitale terrestre, sia su satellite.  Doveva partire il 1° dicembre, ma per motivi burocratici è partita il 16. Il 16 alle 19 in punto sono iniziate le trasmissioni con l’edizione del telegiornale di Sky TG24 . Dopo il TG hanno trasmesso il primo episodio di una vecchia serie TV: Jarod il Camaleonte e, in seguito, la replica di The Beach con Leonardo Di Caprio. Una partenza che potrebbe far pensare a Cielo come a un canale in cui saranno trasmesse prevalentemente repliche.  Eppure, la presentazione del palinsesto trasmessa dall'emittente in queste ore promette la messa in onda di serie TV mai apparse in televisione e di nuovi programmi. Perché, allora, iniziare con un’edizione di TG e far seguire delle repliche di programmi e film già visti? Le risposte possono essere molteplici. La scelta, pare evidente, è stata sicuramente ragionata e non lasciata al caso. Si prova ...

Ne sentiremo delle belle. Per ora è solo ciarpame

Durante uno de suoi ultimi comizi, il Presidente del Consiglio, a proposito del giudice Raimondo Mesiano (noto per aver condannato Mediaset a pagare 750 milioni di Euro a favore di Carlo De Benedetti come risarcimento danni) aveva detto che su tale persona se ne sarebbero sentite delle belle.  La frase non era sfuggita a vari commentatori che hanno parlato di intimidazione. I mezzi di comunicazione di Silvio Berlusconi si sono subito dati da fare e hanno confezionato articoli e servizi TV.  In quello trasmesso da Mattino Cinque si definiscono “stranezze” le fumate e le passeggiate per Milano del giudice che è stato spiato dalle telecamere di Canale 5 durante, appunto, una passeggiata nel fine settimana. Il commento che verrebbe spontaneo è definire questo tipo di giornalismo ciarpame. Del caso ne parlano  Repubblica  e  Corriere della Sera

Videocracy: l'Italia delle tette e dei culi

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Erik Gandini (Bergamo 1967) ha realizzato un documentario sul potere in Italia, partendo dal fatto che nel nostro Paese – contrariamente a quanto avviene in consolidate democrazie – il potere politico e quello mediatico coincidono nella persona del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi . Il titolo del documentario (presentato alla Mostra del Cinema di Venezia) è, significativamente, Videocracy (neologismo dal significato facilmente intuibile). Il film di Gandini parte con immagini televisive di 30 anni fa nelle quali si vede uno dei primi programmi delle TV commerciali: si tratta di un quiz in cui il pubblico può partecipare telefonando da casa. Ad ogni risposta esatta, corrisponde uno spogliarello fatto da casalinghe disinibite. La voce fuori campo spiega che quella era una TV del Presidente (Berlusconi, nel documentario, viene sempre chiamato “il Presidente”). Dallo spogliarello casereccio e improvvisato alla scorpacciata quotidiana di tette e di culi trasmessa dal...

Euronews manda in onda uno spot fuori luogo...

Quella di Euronews è una scelta sconcertante: prima di mettere in onda il servizio sul disastro aereo di Air France ha mandato in onda uno spot di un'altra compagnia aerea...

TV giurassica

La TV italiana sembra essere rimasta ai tempi del modem a 56kb: lenta, giurassica e non partecipativa.

La TV dichiara guerra al Web 2.0

Sono assolutamente convinto che siamo entrati definitivamente nell’ Era della Partecipazione : un’era in cui la “relazione” tra gli attori della comunicazione, più del “messaggio” che tali attori si scambiano, è al centro della comunicazione; un’era in cui partecipare è il “fatto” più importante.  Un’era in cui il Web 2.0 – nato per favorire la partecipazione – soppianterà progressivamente i mezzi di comunicazione di massa tradizionali. E coloro che dirigono le TV lo hanno capito e hanno dichiarato guerra al Web partecipativo...

Incollati alla TV

A giudicare da come molte persone fruiscono dei programmi televisivi, direi che l'espressione "restare incollati davanti alla TV" è ormai un sinonimo di "addormentarsi davanti alla TV".

La normalità della e nella blogosfera

Navigando nella blogosfera ho avuto l’impressione che – almeno in Italia – la maggioranza dei blog pubblicati contengano i pensierini e i fatterelli quotidiani di adolescenti, ragazzi/e, e giovani adulti/e.  In altre parole, ciò che fino a poco tempo fa si scriveva sul proprio diario personale e si faceva leggere al massimo all'amico/a del cuore, oggi si pubblica su Internet nel proprio blog personale, in linea di massima dando a chiunque la possibilità di leggere ciò che vi è scritto. In definitiva, gli italiani che hanno aperto un blog hanno preso alla lettera ciò che esso designa: un web log (contratto in blog), ossia, appunto, un diario di bordo (log) in rete (web).  Ecco, allora, che sfogliando un blog dopo l’altro si possono leggere le giornate di un italiano medio: la scuola e il lavoro che non piacciono, i piccoli dissidi tra fidanzati e coniugi, le preoccupazioni per i figli e le incomprensioni con i genitori, l’elenco di ciò che rende felici e di ciò che, inve...