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Un altro Web è possibile

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Un tempo Internet era sinonimo di libertà e di voglia di sperimentare ed esplorare una nuova modalità di comunicazione. Sul Web le piccole nicchie  erano considerate un valore e formavano comunità coese, dove venivano messe in giusto risalto competenze e meriti. Si pubblicava per collaborare con gli altri, considerati come “pari” e non come dei follower/fans. Oggi si pubblica per mettersi in mostra in modo narcisistico e compulsivo. Si punta ai grandi numeri e si tenta di essere ecumenici per non scontentare gli investitori pubblicitari e i follower/fans. Ci si autocensura e si può facilmente diventare bersaglio di haters e vittime di ban ingiustificati. Inutile negarlo: un tempo il Web era un posto migliore . Io, ad ogni modo, non ho ancora perso la speranza che, anche oggi, esso possa essere un luogo che vale la pena di essere vissuto. Credo, infatti, che molto dello spirito dei pionieri del Web viva intatto o stia risorgendo proprio nelle piccole nicchie che, in vari luoghi

Il mondo deve saperlo | Giorno X Tarda serata

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Leggi il segmento precedente Giorno X Tarda serata «Ora devo proprio andare e parto tranquillo: sono sicuro che il futuro è in buone mani!». Si è alzato e si è sfilato le mutande.  Gli ho chiesto che stava facendo e ha risposto: «Durante il viaggio i tessuti potrebbero infiammarsi e io non voglio correre rischi: anch’io voglio diventare padre!».  Quindi ha afferrato una bottiglia d’acqua e se l’è rovesciata addosso.  Ha aperto un’altra bottiglia e ha ripetuto l’operazione.  Infine ha detto: «Non ti avvicinare per nessun motivo: può essere pericoloso per entrambi… Ci rivediamo nel nostro futuro!... Ok ragazzi, sono pronto!» e mi ha fatto l’occhiolino.  Pochi secondi e il suo corpo ha iniziato a cambiare colore rapidamente, passando dal rosso al blu e, in ultimo, al bianco. Poi è sparito. Ero stralunato. Mi sono alzato. Ho meccanicamente raccolto le sue mutande. Le ho piegate e messe in tasca.   Ho girato la chiave nella toppa e ho aperto la porta. Fuori c’erano già il generale e i sei s

Il mondo deve saperlo | Giorno X Serata

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Leggi il segmento precedente Giorno X Serata                                             «Starei qui con te ancora per molto, ma non è possibile: tra poche ore il mio tunnel spazio-tempo si chiuderà e io devo tornare indietro.» «Ma devi proprio?». Mi ha sorriso e ha detto: «Tranquillo che tra qualche mese ci rivedremo: io sarò un poppante e tu dovrai imparare a cambiare i pannolini!». Abbiamo riso entrambi. Poi si è fatto serio. Molto. «Sono qui per una missione mai tentata prima: l’umanità del mio spazio-tempo - ripeto, per la prima volta - vuole interferire con il passato. Siamo sull’orlo di una guerra planetaria umani contro androidi e solo se interveniamo sul passato tutto questo può essere scongiurato. O, almeno, lo speriamo, perché il rischio che corriamo è davvero enorme!» «In che senso lo sperate? Non siete certi del successo dell’iniziativa?» «No: nessuno ha mai tentato di modificare gli eventi del passato! In effetti, non sappiamo neppure se ciò sia possibile! Sono qui per sc

Come uscire da Facebook mantenendo il proprio account

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Capita di non trovarsi più bene in un posto, magari frequentato senza problemi per anni. A me, ultimamente, è capitato troppo spesso di sentirmi fuori luogo su Facebook.   Allora ho deciso di uscirne, non senza, per mesi, aver tentato, senza successo, di modificare le cose. Uscire da Facebook può essere semplicissimo se non si ha necessità di conservare il proprio account: basta andare nelle impostazioni e cancellare l’account e il problema è risolto. Più complicato, invece, se si ha l’esigenza di mantenere attivo il proprio account. L’account attivo può servire, ad esempio, per gestire le Pagine Facebook di cui si è amministratori. Oppure per accedere a quei servizi ai quali ci si era registrati usandolo come credenziale.  O, anche, per mantenere il controllo sul proprio nome. Per mantenere attivo il mio account , ho preferito percorrere una strada diversa da quella “canonica” e ho agito come segue: — Nelle impostazioni ho settato tutto ciò che era possibile settare con l’opzione “So

Il mondo deve saperlo | Giorno X Tardo pomeriggio

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Leggi il segmento precedente Giorno X Tardo pomeriggio «Papà!» ha esclamato mio figlio appena mi ha visto entrare nella stanza dove lo tenevano rinchiuso.  Si è alzato, si è liberato in un lampo dai sensori e mi è venuto incontro.  Prima di abbracciarmi mi ha guardato negli occhi per una frazione di secondo e, poi, si è stretto forte a me.  «Come stai? Hai freddo? Ti trattano bene? Hai mangiato?» gli ho chiesto. «Bene, no, sì al quadrato.» ha risposto, stringendosi a me ancora di più. Non c’erano dubbi: era mio figlio e, più del DNA, me lo confermava quel “sì al quadrato” che era stata una mia personale modalità di risposta alle insistenti domande di mio padre. «Perché sei senza mascherina?» gli ho chiesto con un tono di rimprovero nella voce. «Perché io, da piccolo, sono stato vaccinato al Covid e a tante altre malattie e non corro alcun pericolo!»  «Perdona la domanda: come ti chiami?»   Ha riso e, mollando la presa, ha detto: «Mi hai chiamato Ulisse, come il viaggiatore omerico!». 

Il mondo deve saperlo | Giorno X Tarda mattinata

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Leggi il segmento  precedente Giorno X Tarda mattinata «Lei è pallido; beva qualcosa!» ha detto il generale. Ho aperto una bottiglietta di acqua frizzante e me ne sono versato un bicchiere. Ho abbassato la mascherina e ho bevuto tutto d’un fiato. «Quindi ho un figlio di una ventina d’anni e non lo sapevo!... Chissà perché sua madre me lo ha tenuto nascosto!» «Non è come crede… Non è una storia semplice!» ha ripetuto il generale. «No, davvero… non crederà veramente che… mio figlio … viene dal futuro?» ero incredulo e confuso. «Ci deve pure essere una spiegazione che ci sfugge!» «Ehm… Beva un altro po’ d’acqua.»  «Non ho sete.» ho detto un po’ brusco. «Ecco, vede… Non le ho ancora detto tutto quello che sappiamo… » «Che altro c’è?!?» «Vede… Da quello che il ragazzo ci ha raccontato, non può essere stato generato nel passato… » «Santo cielo e perché mai?!?» «Perché all’epoca lei non conosceva ancora sua madre!» «Ah!... Sua madre!... Chi è?» «Sono io.» ha detto la scienziata. Ho sussultato

Il mondo deve saperlo | Giorno X Subito dopo

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Leggi il segmento precedente   Giorno X Subito dopo «Io non ho figli e non mi risulta che esistano macchine del tempo!».  Gli scienziati, a quella mia uscita, si sono guardati l’un l’altro con un certo imbarazzo e il generale ha lanciato loro un’occhiataccia. Mi sono sentito franare la terra sotto i piedi, lo ammetto. «Ecco, vede… C’è qualcosa che dovrebbe sapere: abbiamo fatto il test del DNA al ragazzo e… lo abbiamo confrontato con il campione che le abbiamo prelevato ieri durante il tampone che, con la scusa dei controlli anti-Covid, le è stato fatto all’ora di pranzo e… ehm… effettivamente il ragazzo è figlio suo.». Ero sbalordito. «Ma io sono assolutamente sicuro che non è mio figlio! Lo ripeto: non ho figli, ne sono certo!» «Dai nostri rapidi controlli, in effetti, non risulta che lei sia mai ufficialmente diventato padre… » «Né ufficialmente, né ufficiosamente: non ho figli. Punto.» «Non ancora, perlomeno!» ha detto la donna in modo allusivo. «Non ancora» ha ripetuto il generale