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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2013

Dionisiaco

A volte ci si ritrova in una definizione; in stralci di conversazione; in brani di opere altrui. Oggi, un amico mi ha riferito come mi percepisce, dando una descrizione della parola che avrebbe voluto usare, ma non trovava. Ho suggerito “dionisiaco” e sono andato a sfogliare qualche pagina sul Web per poter meglio definire cosa indica il termine. E mi sono ricosciuto.
Per Nietzsche, l’elemento dionisiaco (che contrappone a quello apollineo), negli antichi greci, si manifesta nell’“entusiastica accettazione della vita che si esprime nell’ebbrezza creativa e nella passione sensuale”* e specifica che La perdita dell’elemento dionisiaco è all’origine [...] della decadenza del mondo occidentale, che trova espressione nell’allontanamento dai valori vitali (bellezza, salute, forza, potenza) e nella lunga serie di ‘menzogne’ (la più grande delle quali è Dio) con le quali gli uomini hanno ingannato sé stessi per secoli.*Al di fuori della metafora della società greca, Nietzsche propone come soluzio…

Il figlio dell'adultera

Da grande voglio fare il rabbi: mi piacciono le Scritture. Mi piace sentirle leggere e commentare. Voglio fare il rabbi e portare le Scritture tra la gente, il popolo.
Mamma, quando passa per strada un drappello di soldati stranieri, si schiaccia contro il muro di una casa, quasi volesse passarci attraverso per nascondersi tra le pareti di quella abitazione. Mamma ha troppa paura. Io no. Io non ho paura dei soldati romani.
Papà è davvero un brav’uomo. Un gran lavoratore. Quando camminiamo per strada mi tiene per mano e, ogni volta che incontra qualcuno che conosce, non dimentica mai di presentarmi: “Mio figlio Joshua; è già un ometto”.
Oggi in Sinagoga un gruppo di ragazzini è stato cattivo con me. Hanno detto che la mamma è un’adultera e mio padre un cornuto senza palle. Ho pianto per la rabbia.
Quando sono tornato a casa, mia madre, vedendomi sconvolto, mi ha chiesto subito cosa era accaduto. Non le ho risposto. Avevo troppa vergogna per lei.

Perché tenere un Blog al tempo di Facebook

Perché tenere un Blog oggi che c’è Facebook?
Conosco persone che si sono poste la domanda e hanno risposto ad essa chiudendo i loro Blog* e pubblicando solo su Facebook, il luogo oggi più popoloso della Rete.
Al tempo di Facebook Molti, moltissimi, sono approdati a Internet grazie a Facebook. A tale social network si deve, infatti, in larga misura, l’ingresso del Web nella vita quotidiana di milioni di persone. La maggioranza di tali persone, oltre a Facebook, non sente la necessità di avere un altro posto, in Rete, dove pubblicare le proprie idee, emozioni, informazioni… Conoscono Facebook e ad esso affidano la loro presenza in Rete. Al tempo di Facebook, molti credono che Facebook sia sinonimo di Web.
Ad altri, invece, Facebook non basta... Altre persone, invece, sentono che Facebook non basta e aprono e/o tengono aperti i loro blog. A costoro Facebook non basta anche perché  è un posto chiuso. Un luogo in cui i contenuti condivisi sono generalmente pienamente disponibili solo a coloro…

Senza peccato

Chi non riconosce validità al sistema delle colpe e dei meriti ideato da un'organizzazione privata che ha come fine il dominio sulle coscienze può affermare, senza temere smentita, di essere senza peccato.

Io sono senza peccato.