L'illusione dei terroristi | 25 anni fa l'11 settembre

Diapositiva per corso sulla Comunicazione
Diapositiva preparata da Danilo Ruocco per un corso sulla Comunicazione del 2001


Credo sia innegabile il fatto che, a venticinque anni di distanza dagli attentati dell'11 settembre 2001, le immagini delle Torri Gemelle colpite e implose su se stesse siano incise nella memoria collettiva globale. 

Quell'evento ha segnato un netto spartiacque tra il prima e il dopo, e ha ridefinito, forse per sempre, la percezione della vulnerabilità dell'Occidente.


All’epoca dei fatti, l’eccezionale portata dell'attacco fu amplificata da una perfetta e perversa strategia di comunicazione messa in atto dai terroristi. 

Infatti, scegliendo di colpire due volte lo stesso obiettivo, gli attentatori hanno prima convogliato l'attenzione di tutti i media sul luogo del primo impatto, per poi fare schiantare il secondo aereo contro l’altra Torre, atto terroristico che fu trasmesso in diretta TV praticamente da ogni media del pianeta.

In questo modo il messaggio dei terroristi giunse a destinazione in modo inconfutabile e senza interferenze, dimostrando, inoltre, la loro spietata determinazione e la capacità di immolarsi per la loro causa.


Ma, se la propaganda del terrore ha ottenuto un impatto immediato e ha colpito (ma non affondato) i valori fondanti dell’Occidente (quali la libertà e la laicità), sul lungo periodo, però, la guerra ideologica dei fanatici islamisti contro l'Occidente pare davvero destinata al fallimento.

La solida identità culturale occidentale, infatti, è difficilmente annientabile e trova la sua vera forza nel proprio laico disincanto

Agli occhi della società occidentale, i terroristi non sono mai stati percepiti come eroi o martiri, ma soltanto come «esibizionisti» e «vanesi» (definizioni di Oriana Fallaci) che cercano la gloria nella morte propria ed altrui.

E nessuna civiltà fondata sulla libertà accetta di farsi sconfiggere o annientare da dei «vanesi».



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Tatiana Pavlova

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