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Schede di lettura | Cosa sono e a cosa servono

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Foto di Dariusz Sankowski su Unsplash Una sezione dei miei Buoni propositi per il 2025 è dedicata ai libri .  In essa ho scritto che vorrei soprattutto leggere quelli che ho già e, se proprio sento la necessità di comprarne di nuovi, di acquistare degli eBook (in quanto non so più dove accatastare quelli cartacei). Il secondo proposito, probabilmente, è destinato a restare lettera morta: il richiamo del cartaceo è troppo forte per me! Sul primo ci lavorerò con maggiore caparbietà! Ad ogni modo, la sezione contiene anche un terzo proposito: compilare una scheda di lettura per ogni libro che leggerò durante l’anno. Ho iniziato a redigere schede di lettura durante il periodo finale della mia laurea, quello dedicato alla tesi. Ho, poi, continuato con tale pratica anche dopo, ma applicandola solo ai libri che pensavo potessero, poi, servirmi per la mia attività di saggista. Ciò vuol dire che moltissimi volumi li ho letti, ma di loro non ho una scheda di lettura, perché pensavo che no...

Quando i dati discriminano

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Esiste il pregiudizio che i dati siano neutri e oggettivi. Si tratta di una generale e comoda convinzione che le classi dominanti alimentano per poter determinare politiche che non vadano a ledere i loro vantaggi, giustificandole, appunto, mostrando i dati . Ma i dati non sono neutrali, bensì situati . Come ben spiega Donata Columbro nel suo Quando i dati discriminano edito da Il Margine, «I dati grezzi, cioè ancora non elaborati dagli esseri umani, puri, naturali, non esistono.».  In altre parole: «Il dato non nasce tale, ma lo diventa se mi fermo a osservare qualcosa che voglio quantificare.». E decidere si raccogliere un dato a scapito di un altro è già operare una discriminazione di cui si deve essere consapevoli. A tal riguardo, già nel 2011, Johanna Drucker aveva proposto di sostituire la dizione dato con capta (ossia catturato), proprio per mettere in evidenza l’importanza, durante l’osservazione di un fenomeno, dell’operazione di raccolta delle informazioni e della ...

Il mio PKM - dicembre 2022

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  Ho voluto rappresentare graficamente il mio PKM ( Personal Knowledge Management ) per tenere meglio sotto controllo il mio “flusso della conoscenza”: dalle fonti (sia “esterne”, sia “interne”, qui indicate con il tag “Life”) ai prodotti che pubblico . Siccome - nonostante l’età - sono ancora una persona che cambia e sperimenta nuove soluzioni, ho deciso che questo grafico sarà tenuto aggiornato e pubblicato all’occorrenza. Dal grafico saltano all’occhio alcune mie prassi: il mio PKM non si basa solo su quanto pubblicato online, ma anche su una quantità considerevole di fonti cartacee ed eventi dal vivo (come gli spettacoli teatrali o, anche, i miei incontri privati); ci sono fonti che non vengono in alcun modo “processate” come i Telegiornali; uso Notion come Second brain ; in particolare, nel database Argomenti/Soggett i confluiscono i materiali provenienti dagli altri db; il db con cui gestisco i progetti relativi alla scrittura ( Blogging & Pubblicazioni ) è in stretta ...

Un Secondo cervello per creativi

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Le persone creative possiedono un metodo che le aiuta nel loro processo produttivo; metodo che, spesso, parte dalla gestione delle fonti , siano esse “esterne” o “interne” (ossia le proprie idee e il proprio vissuto). Tiago Forte - uno dei massimi esperti a livello mondiale di PKM ( Personal Knowledge Management , ossia di Gestione della Conoscenza Personale ) ha riunito le sue conoscenze in materia nel saggio Il tuo Secondo cervello edito in Italia da Sperling & Kupfer. Si tratta di una lettura istruttiva (e, in quale maniera, addirittura avvincente) che non insegna a utilizzare un'applicazione in particolare per gestire il proprio Second brain, ma illustra le linee guida per costruirsi un Secondo cervello e mantenerlo “vivo” ed efficiente nel corso del tempo. Un Secondo cervello che aiuti il Cervello biologico a pensare e produrre, sgravandolo dall’impegno di memorizzare le informazioni. Infatti, come afferma David Allen in Detto, fatto! , “La nostra mente è progettata pe...

Condividere le fonti con Glasp

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Sono convinto che condividere le proprie fonti e il proprio sapere sia importante. Ci sono tanti modi per farlo e, a volte, è letteralmente questione di un click! Si possono condividere testi, link, immagini, video… nei social più comuni (come Twitter o Telegram); nei propri siti/blog; oppure in piattaforme meno frequentate, ma molto più specializzate. Ad esempio, personalmente, oltre a pubblicare nei miei siti/blog, sono solito condividere con gli altri ciò che di interessante trovo online, usando i social più comuni. Quando, poi, metto online paper più articolati di un semplice post, uso una piattaforma come Academia per condividerli con quanti sono interessati a singoli argomenti. Da oggi ho aggiunto alla mia “cassetta degli attrezzi” un nuovo strumento: Glasp (e la sua pratica estensione per il browser). Glasp è un “evidenziatore sociale” : in pratica, quando si trova qualcosa di interessante pubblicato online, oltre a evidenziarne le parti salienti, si può anche condividerle ...

Dalle Informazioni alla Conoscenza

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Dalle informazioni/nozioni alla Conoscenza Non è semplice definire cosa sia la Conoscenza. Sicuramente, tra i processi che attivano conoscenza c’è il mettere in relazione tra loro, in collegamento tra loro, le varie informazioni/nozioni di cui si è in possesso. In altre parole, le informazioni/nozioni vanno immaginate come fossero delle tessere di un puzzle da incastrare tra loro in modo da creare un'immagine unica e coerente.  Tale immagine è la Conoscenza. È necessario, però, saper distinguere quali tessere vanno utilizzate in un puzzle e quali in un altro, evitando di mescolarle tra loro.  Per far ciò, è necessario saper estrarre dal “rumore di fondo” le informazioni/nozioni coerenti con il contesto nel quale ci si sta “muovendo”. Ovvero, se una tessera è troppo fuori contesto, allora va maneggiata con molta cautela e va valutato se non sia il caso di considerarla inutile alla creazione dell’immagine a cui si sta lavorando. Le tessere fuori contesto, però, non vanno ...

L'ho letto su Internet...

Si sente dire spesso: "L'ho trovato su Internet" e con questa frase si intende accreditare quanto affermato, come se si stesse citando una fonte al di sopra di ogni sospetto.  In realtà, invece di nominare genericamente Internet come fosse una fonte unica e indifferenziata, sarebbe più corretto nominare il sito e/o il blog specifico nel quale si è letto ciò che si sta citando .  È questione di correttezza... Ma, al di là delle considerazioni appena fatte, ciò che preoccupa di quel "L'ho letto su Internet" è il fatto che per molti (troppi) individui Internet è diventata l'unica fonte di informazione, sapere e cultura .  In particolar modo, per costoro, sembra non esserci più il sapere derivante dalla lettura di un libro.  Per tali persone sembra che ciò che possono conoscere su di un argomento qualsiasi dalla lettura di una o due (o più) paginette su Internet, sia paragonabile alla conoscenza che dello stesso argomento se ne può avere dalla lett...