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Massaggiare o del diventar sodali



Mi piacciono i massaggi. Mi piace farli e mi piace riceverli.
Quando mi vengono praticati, mi piace sentire le mani esperte del massaggiatore che mi stendono i muscoli.
Mi piace abbandonarmi, chiudere gli occhi e lasciare il mio corpo in mani altruiAll’altrui  tranquilla perizia.
Non provo alcun imbarazzo a farmi massaggiare o a massaggiare.
Quando sono io a massaggiare, mi piace poter far scorrere le mani sul corpo dell'altra persona. 
Sentirne l'abbandono, il piacere del rilassamento.
Mi dà soddisfazione vedere il massaggiato chiudere gli occhi e lasciarsi quasi cadere nel sonno.
Cerco di rilassare l’altra persona distendendole i muscoli, senza avventurarmi in pratiche curative, le cui tecniche ignoro completamente.
Mi limito a favorire il rilassamento e mi sento soddisfatto per questo: in un mondo in cui lo stress ci divora, dare relax a qualcuno mi sembra un gran bel dono.
Come ho già scritto altrove, a proposito delle saune, ritengo sia un «Peccato che in Italia si sia persa la diffusa abitudine (che era degli antichi) di curare il corpo con saune e massaggi».

Sicuramente complice la barbara mortificazione del corpo voluta dai cristiani, abbiamo perso il contatto con noi stessi e con l’altro.

Il corpo è stato svilito al punto che l’idea di prendersene cura sembra un piacere peccaminoso, quando, invece, dovrebbe semplicemente essere una sana (terapeutica) abitudine, oltre che un valido strumento di socializzazione.

Ovvero, attraverso il corpo, il prendersi cura del corpo proprio e altrui, sono convinto che si possa ritrovare una intimità che non è solo fisica, ma anche mentale.

Un’intimità, paradossalmente, sociale.
Un’intimità che rende sodali.

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