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Quando i dati discriminano

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Esiste il pregiudizio che i dati siano neutri e oggettivi. Si tratta di una generale e comoda convinzione che le classi dominanti alimentano per poter determinare politiche che non vadano a ledere i loro vantaggi, giustificandole, appunto, mostrando i dati . Ma i dati non sono neutrali, bensì situati . Come ben spiega Donata Columbro nel suo Quando i dati discriminano edito da Il Margine, «I dati grezzi, cioè ancora non elaborati dagli esseri umani, puri, naturali, non esistono.».  In altre parole: «Il dato non nasce tale, ma lo diventa se mi fermo a osservare qualcosa che voglio quantificare.». E decidere si raccogliere un dato a scapito di un altro è già operare una discriminazione di cui si deve essere consapevoli. A tal riguardo, già nel 2011, Johanna Drucker aveva proposto di sostituire la dizione dato con capta (ossia catturato), proprio per mettere in evidenza l’importanza, durante l’osservazione di un fenomeno, dell’operazione di raccolta delle informazioni e della ...

La fine delle oppressioni

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We matter. La fine delle oppressioni dell’attivista e politologa Emilia Roig , edito in Italia da Il Margine, è un libro fondamentale per capire i meccanismi distorti che regolano le nostre società. In esso l’Autrice descrive le tre oppressioni ( capitalismo , patriarcato e razzismo ) che agiscono, spesso contemporaneamente, per difendere il potere delle classi dominanti e tenere soggiogate quelle persone che, per un motivo o per l’altro, sono pretestuosamente escluse dalla gestione delle società cui appartengono, seppure discriminate. La Roig descrive le oppressioni, con il fine dichiarato di decostruirle e combatterle , o, meglio, superarle per adottare un nuovo paradigma sociale in cui sia l’empatia a regolare i rapporti tra le persone e non la discriminazione come avviene oggi. Proprio la mancanza di empatia , infatti, fa sì che qualcun* possa davvero credere di essere superiore a un altro essere umano per il semplice fatto di appartenere a un gruppo sociale piuttosto che a un...