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Il mio papà

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Oggi ricorre il terzo anniversario della morte di mio padre. Non voglio ricordarlo con delle parole che - seppur sentite - potrebbero suonare retoriche a chi non mi conosce o non l’ha conosciuto. Lo ricordo, invece, con una foto ed è abbastanza paradossale, dato che mio padre non amava farsi fotografare. Ho scelto questa perché credo che da essa possa trasparire assai bene chi era mio padre: il mio papà. Raffaele e Danilo Ruocco ___________ Leggi anche: Mio padre era Torna presente l'assenza

Mio padre era

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Mio padre era un uomo mite che, spesso, si teneva tutto dentro. Un uomo che molto ci ha amato (a me e mia madre) e molto è stato amato (da me e mia madre). Capace di grandi sacrifici per poter far vivere dignitosamente la sua famiglia a cui è sempre stato visceralmente legato. Ma mio padre era anche un uomo che non sapeva rinunciare alla battuta, anche tagliente, e che faceva dello spirito su tutto e tutti. Anche quando, alcuni anni fa, ha dovuto affrontare dei gravi problemi di salute che lo hanno costretto a un lungo ricovero ospedaliero, non ha mai smesso di fare dell’ironia con quella sua arte dello sfottò tipica di certi napoletani. E si poteva essere sicuri che, se ti stava prendendo in giro, era perché ti aveva aperto le porte del suo mondo. Ripeteva spesso che sarebbe morto sfottendo. In un certo senso ci è riuscito: giovedì mattina è morto subito dopo aver riso e scherzato con mia madre. Il suo cuore, improvvisamente, ha smesso di battere. Per tale s...