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Visualizzazione dei post con l'etichetta Censura

Sul Web la Censura è di casa

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Giustamente c’è stata un’ondata di indignazione generale per il fatto che alcune statue esposte ai Musei Capitolini di Roma sono state censurate, nel modo noto a chiunque, in occasione della visita del Presidente iraniano Hassan Rouhani . La censura nei confronti della rappresentazione del corpo umano che quelle statue danno è un fatto di inaudita gravità per una serie di motivi, tra i quali basti ricordare il fatto che, censurando quelle statue si è, di conseguenza, censurata tutta la nostra (dell’Occidente) identità culturale (e scusate se è poco!). Ciò che però si tace è il fatto che, sul Web che tutti noi occidentali frequentiamo con assiduità, la censura della rappresentazione del corpo umano è attuata, dai grandi operatori del settore, con sistematica solerzia. Lo sanno bene tutti i fotografi di nudo (maschile e femminile) a cui è impedito di pubblicare sui social network le loro fotografie (in molti casi vere e proprie opere d’arte), perché i  social  pi...

Pulpiti, armadi e racconti

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Penso che una persona pubblica dovrebbe anche essere una persona trasparente e dovrebbe agire sempre di conseguenza, ovvero, dovrebbe “fare ciò che dice”. Penso che per le persone pubbliche anche il loro privato debba essere pubblico. Chi decide di salire su un pulpito per mettersi a predicare, credo debba dimostrare di essere onesto intellettualmente e non debba mai ricorrere all'abusato “fate come dico, ma non fate come faccio”. Credo che la predica debba sempre venire da un pulpito che non nasconde armadi pieni di scheletri. Sono convinto che gli armadi delle persone pubbliche debbano sempre poter essere aperti e raccontati. Ritengo che sia dovere della stampa aprire quegli armadi e documentarne il contenuto. Armadi chiusi, racconti censurati e predicatori opachi sono il cancro delle democrazie libere e civili.

La RAI spegne una voce scomoda

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Ieri sera durante la trasmissione di Simona Ventura ( L’isola dei famosi ) il concorrente Aldo Busi (noto scrittore omosessuale) ha dichiarato, tra l’altro, che il vero problema per la società sono gli omofobi in quanto repressi e ha espresso il dubbio che il Governo Berlusconi non serva, in quanto neppure in grado di varare una semplice riforma fiscale che faccia pagare le tasse a tutti. Ovviamente, parlando di omofobia, Aldo Busi – con i modi che gli sono propri e che gli spettatori TV conoscono bene – non ha potuto fare a meno di chiamare in causa il Papa, le cui posizioni omofobe sono altrettanto note della dichiarata omosessualità dello scrittore. In un Paese normale l’opinione di uno scrittore di fama sarebbe ascoltata , magari contraddetta, ma tutto sarebbe circoscritto nei limiti di una normale dialettica. In Italia no. In Italia, coloro che dirigono un servizio pubblico com'è la RAI dimenticano che un servizio pubblico deve favorire la plura...

La libertà si perde un pezzo alla volta

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Ieri a Mentana Condicio Enrico Mentana ha ospitato Giovanni Floris e si è parlato del blocco dei talk show imposto dalla RAI in periodo elettorale (a causa di un discutibile Regolamento sulla Par condicio ). Durante l’intervista, tra l’altro Floris, con un atteggiamento molto pacato, ha fatto notare che «la libertà si perde un pezzo alla volta», ovvero, se ancora non si può parlare di fine della libertà di stampa o della democrazia, la perdita di un “pezzo” è un segnale da non sottovalutare. Sia detto tra parentesi: anche sul web (la trasmissione va in onda sul sito del “Corriere della Sera”) Mentana dimostra di essere un grande conduttore e un serio professionista.

Chiamiamolo pippo

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Nella notte ho visto la prima parte del Chiambretti Night perché mi interessava vedere l’intervista che il padrone di casa avrebbe fatto al divo del porno Rocco Siffredi . Ne sono rimasto abbastanza deluso e, complice anche una certa stanchezza (data l’ora tarda in cui va in onda lo show), me ne sono andato a letto al primo stacco pubblicitario. Il senso di delusione è nato dall'atteggiamento di Piero Chiambretti intriso di falso puritanesimo al punto da sfiorare il ridicolo. Infatti, il conduttore, appena Siffredi ha usato la parola “cazzo” per riferirsi al suo (noto) membro virile, ha invitato l’attore porno a chiamare il suo strumento di lavoro “pippo”.  Se ciò non bastasse a restare perlomeno perplessi di fronte a tale assurda (e ridicola) richiesta (data sia la nota professione dell’intervistato, sia l’ora non certo da fascia protetta in cui viene trasmesso lo spettacolo), Chiambretti ha invitato Siffredi a non scendere nei particolari nel momento stess...