La strega che voleva essere amata
La strega e il capitano di Leonardo Sciascia non è un saggio di facile e immediata lettura in ragione del fatto che l’Autore cita di continuo lunghi estratti processuali scritti nella lingua in uso a Milano nella prima metà del Seicento. Il processo è quello intentato contro Caterina Medici - «strega professa» - a cui accenna Alessandro Manzoni nei Promessi sposi e che, a inizio del 1617, fu messa al rogo in pubblica piazza, immediatamente dopo essere stata strangolata dal boia e, ancora prima, torturata con ferri roventi durante il tragitto che la condusse dalla prigione al patibolo. E non che non fosse già stata torturata durante il processo! Torturata - si vorrebbe scrivere - per il semplice gusto dell’atto: Caterina, infatti, aveva confessato di essere una strega fin dal suo primo “informale” interrogatorio avvenuto nella casa nella quale prestava servizio come «fantesca» (ossia, come domestica). Ad accusarla di stregoneria ci pensò per primo il capitano Vacallo di...





