Whitechapel e Jack lo Squartatore

La copertina del volume di Begg

Durante la fine dell’estate e l’autunno del 1888 il quartiere londinese di Whitechapel fu terrorizzato da una serie di efferati omicidi, cinque dei quali vennero addebitati a un assassino ribattezzato Jack lo Squartatore la cui identità, tutt’oggi, resta ignota.

Paul Begg in Jack lo Squartatore: la vera storia, edito da Utet, ricostruisce non solo i cinque omicidi “canonicamente” addebitati a Jack lo Squartatore, ma si dedica anche (e, in alcuni capitoli, soprattutto) a ricostruire la storia di Whitechapel e del East End e a ricapitolare le lotte intestine al Ministero dell’Interno.

Ne esce un quadro davvero sconsolante: l’architettura sociale dell'Inghilterra vittoriana era inverosimilmente classista, e al suo vertice c’era una classe dominante che non aveva alcun interesse nei confronti delle classi subalterne.

Non era interessata a sapere quali fossero le reali condizioni di vita delle persone che abitavano nell’East End e non aveva alcuna remora, se considerato necessario, a soffocare nel sangue ogni possibile principio di rivolta messo in atto dagli appartenenti alle classi subalterne.

Mendicanti, prostitute e ubriaconi erano considerati semplicemente dei criminali per i quali non andava spesa una sola parola o sterlina.

Non stupisce, allora, il fatto che - quando fu chiaro che la polizia di Londra non era in grado di catturare Jack lo Squartatore - gli abitanti dell’East End iniziarono a convincersi del fatto che la causa dell’inefficienza di Scotland Yard risiedesse nel fatto che a morire fossero delle povere prostitute: si disse, infatti, che se fossero state uccise delle “donne perbene” del West End, l’assassino sarebbe stato catturato dopo il primo o secondo omicidio.


Begg mette in rilievo le inefficienze investigative della polizia e - come detto - le beghe all’interno del Ministero dell’Interno che, certo, non aiutarono alla soluzione del caso.

Un caso, quello di Jack lo Squartatore, che venne tenuto vivo dalla stampa dell’epoca che univa sensazionalismo a giornalismo d’inchiesta, rivolgendosi direttamente alle classi meno abbienti, diversamente da quanto era stato fatto fino a pochi anni prima, durante i quali i giornali erano scritti per essere letti soprattutto dagli appartenenti alle classi elevate.


Begg conclude il suo saggio spiegando perché nessuno dei cinque sospettati principali di essere Jack lo Squartatore (ossia Montague John Druitt; Michael Ostrog; “Kosminski”; Francis Tumblety e Severin Klosowski) possono essere identificati con certezza come tali; e riporta anche le tesi che vogliono che a commettere gli omicidi fosse o il duca di Clarence (che, però, non si trovava a Londra nei giorni degli omicidi) o il dottor Gull (medico di corte), aiutato da varie persone, tra cui Walter Sickert.


Un volume che va letto soprattutto per le ricostruzioni storiche della società dell’epoca che fanno comprendere bene il clima in cui furono perpetrati i brutali omicidi di Whitechapel.


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