L'alto magistero di Leone XIV a proposito di IA e Umanità
Leone XIV nella sua enciclica Magnifica humanitas ha evidenziato i rischi legati all’uso e all’abuso dell’Intelligenza Artificiale, primo tra tutti quello che venga meno ciò che ci rende umani.
Rischi che non sono ipotetici, ma già fatti concreti e che è possibile contrastare non solo prendendo coscienza della loro esistenza, ma legiferando a livello internazionale per porre limiti chiari a cosa l’IA può o non può fare; a come e in quali ambiti sia lecito utilizzarla; a come vada progettata e su quali dati “istruita”; e, non ultimo, a chi debba essere affidata la sua governance.
Attualmente - è fatto noto - l’IA è governata da pochi privati e Leone XIV ravvisa il pericolo che essa possa essere utilizzata per sottomettere singoli e popoli, spinti da una volontà di dominio sia economica, sia politica.
Un pericolo che va fermamente contrastato: l’Uomo non può diventare terreno di caccia: la sua dignità, i suoi diritti, vanno tutelati, perché essi sono connaturati al suo essere e ridurli significa minare profondamente la sua essenza.
Va, poi, contrastata la narrazione secondo la quale la tecnologia sarebbe neutrale e il suo sviluppo un fatto inevitabile: Leone XIV sottolinea come essa, lungi dall’essere neutrale, assume, invece, il volto di chi la progetta e la governa; e, contemporaneamente, afferma con vigore che lo sviluppo tecnologico deve essere governato dall’Umanità nel suo insieme.
Devono essere gli organismi sovranazionali di natura democratica a stabilire cosa sia lecito e cosa no nel progresso delle tecnologie, anche per evitare il rischio che le tecnologie avanzate riducano l’Uomo a schiavo.
Inoltre, Leone XIV sottolinea come le IA leghino la loro potenza al trattamento (e sfruttamento coloniale) dei dati e come esse «non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità. Non hanno neppure una coscienza morale [...] <e> non assumono su di sé il peso delle conseguenza.».
Esse, quindi, se lasciate senza regole chiare stabilite dall’Umanità nel suo complesso, possono anche agire contro gli stessi esseri umani, magari spinti da un distorto senso dell’efficienza e dell’efficacia; distorto in quanto non mette al centro la dignità delle persone.
La vera alternativa, avverte Leone XIV, non è «tra entusiasmo e paura» delle IA, ma tra «un progresso che serve la persona e i popoli, oppure un progresso che li piega a logiche di potere.».
E, nel secondo caso, pare evidente che non si possa parlare di progresso nella sua accezione di miglioramento.
Un testo, l’enciclica di Leone XIV, che non fa sconti a nessuno e che va letto con attenzione e assunto come un vero e proprio faro che possa illuminare le scelte di quanti sono coinvolti a tutti i livelli nel progresso tecnologico e nello sviluppo delle Intelligenze Artificiali, affinché esse non sovrastino gli esseri umani calpestandone la dignità, ma aiutino le persone nel loro cammino, fatto di traguardi, ma anche di fragilità.
Fragilità che ci rendono umani e che non vanno eliminate come vorrebbero, invece, certi movimenti come il transumanesimo (che «immagina un potenziamento dell’essere umano attraverso le tecnologie») e il postumanesimo (che «prospetta una forma di ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente).
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