Il mondo deve saperlo | Giorno X Poco dopo



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Giorno X Poco dopo


«Confesso di essere sempre più confuso» ho detto e ho spiegato: «Sei esimi scienziati e uno scrittore sconosciuto… sembrerebbe l’inizio di una barzelletta… ma è palese che non lo è… Insomma: che ci faccio qui assieme a studiosi di cui, lo ammetto, fatico addirittura a comprendere di che cosa si occupano?»

«Siamo fisici teorici di varia natura» ha ripetuto la donna e ha aggiunto: «Quantistica, Relatività Generale e Teoria delle stringhe.»

«Ne so quanto prima!» l’ho interrotta con una malcelata punta di irritazione nella voce. 

«Fisici che, di norma, litigano tra di loro, dandosi sulla voce l’un l’altro» si è intromesso uno dei cinque uomini. Gli altri hanno assentito con ripetuti cenni del capo. 

«In realtà, noi che ci occupiamo della Teoria delle stringhe tentiamo di mettere pace tra i seguaci di Einstein e quelli di Planck… »

«Con molta fatica!» ha aggiunto la donna.

«Lo ripeto: è chiaro che io sono fuori luogo! Posso tornare a casa?» ho chiesto rivolgendomi direttamente al generale. 

«Non abbia fretta! Vedrà che tra qualche istante le sarà tutto più chiaro!»

«Se lo dice lei!» ho esclamato tentando di far trasparire tutto il mio disappunto.

«Ascolti attentamente e mi darà ragione: la sua presenza qui è assolutamente necessaria...» e, dopo un attimo di sospensione in cui ha dato una rapida occhiata ai suoi appunti, ha iniziato il racconto rivolgendosi direttamente a me: «Martedì sera, attorno alle 21, all’interno della stazione dei treni di Brescia, è stato fermato un ragazzo. Era completamente nudo e bagnato dalla testa ai piedi… Per farla breve, il ragazzo ha chiesto ai soccorritori e ai poliziotti che sono intervenuti di essere portato a Bergamo, perché doveva assolutamente parlare con suo padre… Ha specificato di aver affrontato quel viaggio proprio per parlare con suo padre… I soccorritori hanno finto di assecondare le sue richieste e lo hanno portato al Pronto Soccorso… Qui, ai medici, il ragazzo ha continuato a ripetere che doveva andare a Bergamo a parlare con il padre.» 

«Immagino che il padre sia stato avvertito e se lo sia andato a riprendere!» ho detto sbuffando un po’. 

«Ehm… in un certo senso… »

«Non mi dica che il ragazzo è figlio di padre ignoto!» ho detto con una certa ironia.

«Non è come pensa… E non è una storia semplice!» ha ribattuto il generale un po’ seccato. 

Mi sono appoggiato allo schienale della sedia, facendo capire che avrei ascoltato il resto in silenzio, e il generale ha ripreso il racconto dicendo: «Ecco, vede… il ragazzo dice di venire dall’anno 2045 e di essere suo figlio.».  

A quel punto ho riso platealmente.


Continua…

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