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Uguale non vuol dire Identico | Si è uguali se si è unici

Sento spesso usare il termine “Uguale” al posto di “Identico”, come se le due parole avessero pari significato.
Ma “Uguale” e “Identico” non sono termini intercambiabili, in quanto “Identico” significa «Interamente uguale» (s.v. Identico, in Vocabolario Treccani online); o, come si direbbe in linguaggio giuridico, “copia conforme all'originale”.

Forse la confusione terminologica tra “Uguale” e “Identico” deriva da un improprio uso linguistico della logica matematica per la quale se A = A e  B = B, allora ne consegue che A ≠ B, dove i simboli = (uguale) e ≠ (diverso), graficamente, indicano, in realtà, ciò che è identico (=), ossia uguale al 100% e ciò che non-è-identico (≠), ossia diverso completamente o solo in parte.

Ma, nei fatti, pur A differendo da B, spesso A può essere uguale a B proprio in quanto non-identico a B.

Uguale”, infatti, indica tutto ciò «Che nella natura, o nell'aspetto, non differisce, non si discosta sostanzialmente da un altro oggetto, elemento, individuo» (s.v. Uguale, in Vocabolario Treccani online). 
Vale la pena sottolineare, però, il fatto che, quando si afferma che qualcosa «non si discosta sostanzialmente», si sta dicendo che si discosta, anche solo in minima parte, ma si discosta. 
Ovvero, se si dice di qualcuno che è uguale a suo padre, non si sta affatto dicendo che quel qualcuno è il clone del genitore, ma si sta affermando che vi sono degli elementi (caratteriali, somatici…) che rendono simili i due esseri umani.
Analogamente, quando si dice che uomini e donne sono uguali, non si vuole affatto intendere che sono identici. Pur essendo differenti a livello biologico, maschi e femmine, ad esempio, sono uguali in quanto entrambi esseri umani. Sono uguali, nel senso che nessuno dei due è (o dovrebbe essere) superiore o inferiore dell’altro. 
In quest’ultimo caso, volendo usare simboli matematici, se A indica un uomo e B una donna,  A = B in quanto né A > B, né A < B, pur essendo A ≠ B. 
Ma è anche vero che A ≠ A e B ≠ B, in quanto ogni uomo è diverso da un altro uomo, così come lo è ogni donna da un’altra donna.
Non considerare A superiore o inferiore a B, fa sì che vengano rispettate le differenze tra A e B.
Ed è proprio tale rispetto che fa nascere l’uguaglianza di A e B; o, se si vuole usare un altro termine, la parità tra A e B.
Lo stesso vale se A non si sente superiore o inferiore ad altra A o B ad altra B.
In altre parole, nel concetto di uguaglianza è compreso quello di differenza, mentre non vi sono differenze di sorta in ciò che è identico.

La filosofa Michela Marzano ha giustamente sottolineato che 

Quando si parla di identità, [...] non ci si riferisce mai all’universo valoriale, ma sempre e solo a quello descrittivo. [...] Quando si parla di uguaglianza, invece, entrano direttamente in gioco i valori. Ecco perché, quando si dice che una persona è uguale all’altra, non si sta dicendo che sono identiche; si sta solo dicendo che, nonostante le differenze specifiche che le caratterizzano, hanno la stessa dignità e lo stesso valore intrinseco, e quindi devono poter godere degli stessi diritti politici, sociali ed economici. 
(Michela Marzano, Papà, mamma e gender, Utet, 2015, p. 53) 

Concludendo, si è uguali se si è unici, in quanto differenti dagli altri, ma non per questo superiori o inferiori agli altri; mentre si è identici se si è una copia o, meglio, uguale al 100%.



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