Majorana e la duplicità

Tracciare un profilo biografico, psichico e curriculare di Ettore Majorana può essere semplice e complicato al medesimo tempo.

Semplice perché i dati strettamente biografici noti sono davvero una manciata, essendo il fisico teorico scomparso poco più che trentenne.

Difficile perché i medesimi dati sembrano delineare una duplicità psichica e biografica a volte sconcertante, soprattutto se si pensa che Majorana è considerato uno dei geni della fisica quantistica.

I dati, poi, inevitabilmente, vengono letti alla luce della misteriosa scomparsa di Majorana e, a volte, un fatto riletto oggi assume una luce di sinistro presagio che, forse, in sé non aveva.



Mauro Mercatanti in Ettore Majorana edito dalla Gazzetta dello Sport tenta l’impresa e divide il suo volume nettamente in due: nella prima parte si preoccupa di fare il ritratto di Majorana uomo e scienziato; mentre nella corposa seconda parte del suo saggio ripercorre le ipotesi più note relative alla scomparsa del giovane docente di fisica.


La duplicità sembra essere la cifra di Majorana anche nel racconto di Mercatanti.

Si sa che Majorana era noto per una duplicità caratteriale che ne faceva un uomo scontroso, ma, al contempo, disponibile e ironico; un uomo che qualcuno ha supposto affetto da disturbo schizoide della personalità.

Lo stesso pensiero scientifico di Majorana, però, potrebbe essere letto all’insegna della duplicità.

Infatti, secondo una sua teoria (nota come neutrini di Majorana), neutrini e antineutrini sono la medesima cosa e i neutrini possono anche scomparire nel nulla. 

Ossia, materia e antimateria possono essere la stessa cosa e ciò spiegherebbe la scarsa presenza della seconda nell’Universo.

Una teoria che non è ancora stata validata scientificamente, ma che il mondo scientifico internazionale sembra considerare esatta.


La duplicità, poi, "esplode" se si esaminano le ipotesi relative ai motivi della scomparsa di Majorana.

Una scomparsa che i familiari di Ettore tendono a imputare a un atto suicidario, ma che molti, invece, ritengono vada letta come un “far perdere le proprie tracce”, soprattutto se si tiene conto delle modalità con le quali essa si è svolta.


Infatti, Majorana, il 25 marzo 1938 prima annuncia, con due lettere (una delle quali mai spedita), di voler scomparire e, poi, il giorno seguente, di non volerlo fare… (Duplicità di intenti, si avrebbe voglia di scrivere

Resta, però, il fatto che Majorana, effettivamente, in quei giorni scompare e lo fa dopo aver ritirato gli stipendi arretrati e il passaporto… Dato, quest’ultimo, che mal si concilia con una volontà suicidaria.


Ecco, allora, che molti si sono interrogati su cosa possa essere accaduto dopo quel 25 marzo 1938 e sul perché lo scienziato abbia deciso di scomparire.

E, per restare nella sfera della duplicità, vale la pena ricordare solo due delle molte ipotesi; proprio le due che sembrano essere diametralmente opposte.


La prima è quella famosa di Leonardo Sciascia che ipotizza che lo scienziato abbia deciso di scomparire per non dover partecipare alla creazione della bomba atomica.

Un atto, il suo, dettato da scrupoli morali che, tra le altre, avrebbero reso insanabile il conflitto in atto con Enrico Fermi e gli altri ragazzi di via Panisperna.

Va ricordato per completezza che tale ipotesi fece esplodere una polemica infuocata tra Sciascia stesso e gli scienziati del gruppo vicino a Fermi.


La seconda, invece, - nota anche come ipotesi Klingsor - è sostenuta dal professore Giorgio Dragoni che, appoggiandosi anche alle dichiarazioni di Gilberto Bernardini, ritiene che Majorana abbia deciso di dare seguito alle dichiarate simpatie per il regime nazista e abbia deciso di emigrare in Germania dove avrebbe aiutato Hitler nella creazione delle armi del Terzo Reich.

La rottura con il gruppo di Fermi sarebbe stata determinata proprio dall’adesione al nazismo da parte di Majorana.

Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, Majorana sarebbe fuggito con Adolf Eichmann alla volta del Sud America. Lo testimonierebbe una foto del 1950 scattata a bordo di una nave e pubblicata da Simon Wiesenthal (che però non è in grado di dare un nome certo all’uomo con gli occhiali da sole, da Dragoni, invece, identificato, con una certa sicurezza, proprio con Majorana).


Al centro Adolf Eichmann

Due ipotesi, come detto, che sembrano tra loro inconciliabili e che paiono rendere assai bene quanto di duplice ruoti attorno alla figura di Ettore Majorana.


Va, comunque, ricordato in conclusione che una sentenza del 2015 a firma di Pierfilippo Laviani, procuratore aggiunto della Procura di Roma, ha stabilito che tra il 1955 e il 1959 Majorana ha vissuto in Venezuela.

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