Chi erano davvero i coniugi Estermann?


Bugie di sangue in Vaticano è un saggio uscito per la prima volta nel 1999 da Kaos edizioni firmato da qualcuno che si nasconde dietro l’appellativo, un po’ pomposo, di Discepoli di verità.

Intento dichiarato dell’operazione è di portare la luce della verità su quanto successo in Vaticano la sera del 4 maggio 1998, quando una sparatoria pose fine alle vite di Alois Estermann, di sua moglie Gladys Meza Romero e di Cédric Tornay.


Convinzione degli Autori è che Tornay non abbia commesso il duplice omicidio di cui fu accusato immediatamente, ma, invece, sia stata una vittima sacrificale su cui far ricadere colpe non sue.

Tornay, sarebbe, secondo tale tesi, stato “suicidato” poco prima che un commando formato da tre persone (un killer e due suoi complici) compisse materialmente il duplice omicidio. 

Solo dopo, il suo cadavere sarebbe stato trasportato nell’appartamento dei coniugi Estermann.


La causa, quindi, del duplice omicidio non sarebbero i dissapori lavorativi tra Estermann e Tornay, ma andrebbe cercata nelle vite poco trasparenti dei coniugi Estermann.


Secondo i “si dice” e i “si mormora” riportati nel volume, infatti, i coniugi Estermann non sarebbero state le irreprensibili vittime di un folle gesto, ma personaggi dalle dubbie motivazioni che definire intrallazzati e trafficoni è poco.

Immischiati in giochi di potere più grandi di loro, sarebbero stati coinvolti in uno scontro senza regole ed esclusione di colpi.

Lotte di potere tra due fazioni rivali facenti capo, una al potentissimo Opus Dei e, l’altra, all’altrettanto potente Loggia massonica vaticana.

In che modo, però, l’assassinio dei coniugi Estermann avrebbe avvantaggiato l’una o l’altra delle due fazioni non è chiaramente esplicitato nel volume.


Nasce, allora, il sospetto che l’intento non dichiarato dell’operazione sia, in realtà, quello di partecipare allo scontro di potere, magari da una posizione terza.

Un modo per screditare sia gli affiliati alla fazione opusiana, sia quelli riconducibili alla Massoneria.

Il tutto, presumibilmente, per poter subentrare nei posti chiave lasciati liberi dallo scandalo che si vuole alimentare con il volume (che ha visto una seconda edizione nel 2014, non oggetto della presente nota)


Ad ogni buon conto e a onor del vero, però, va detto che i Discepoli di verità hanno buon gioco a mettere in serio dubbio la ricostruzione ufficiale dei fatti diffusa dal Vaticano: troppe sono le cose che non tornano di quella versione.


L’inchiesta del Vaticano, infatti, non chiarisce né se Tornay fosse davvero nell’appartamento degli Estermann quando sono stati uccisi; né se lui ne sia davvero l’assassino; né se qualcuno l’ha “suicidato”; né se i testimoni ascoltati abbiano detto il vero e nemmeno se i rilievi sulla scena del crimine siano stati effettuati in modo corretto.


Davvero un pessimo lavoro, verrebbe da dire.


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Si legga anche Il misterioso caso Estermann-Tornay 

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