Jack lo Squartatore | I Media e la pubblica opinione



Nella collana “Grandi delitti nella Storia” edita dal Corriere della Sera è apparso il volume Jack lo Squartatore scritto da Denis Forasacco.

Si tratta di un agile saggio che fa il punto su quello che, senza ombra di dubbio, può essere definito “Il più celebre serial killer della Storia” (per citare il sottotitolo del volume).


Il ben scritto saggio divulgativo si apre accennando al contesto (la società vittoriana) in cui i fatti si svolsero.

Prosegue con la descrizione dei delitti imputabili con sicurezza a Jack lo Squartatore, illustrando quello che era il suo orribile modus operandi.

Segue, poi, il racconto di chi fossero le vittime, con l’elenco del loro triste vissuto, fatto di matrimoni falliti, emarginazione, estrema povertà, prostituzione e alcolismo.

Si concentra sulle ipotesi investigative sia coeve, sia posteriori, atte a tentare di dare un nome certo e un’identità a Jack lo Squartatore; e termina con qualche rimando bibliografico e filmico.


Il saggio in questione, però, non è solo una buona occasione per riepilogare i dati certi riferibili alla vicenda, ma è anche l’opportunità per riflettere su alcuni punti, per solito trascurati.


Quello su cui si vuole, qui, porre l’attenzione è il rapporto tra gli omicidi e la nascente società della comunicazione.


L’epoca vittoriana vide un’esplosione della carta stampata grazie a una maggiore alfabetizzazione.

La gente comune iniziava a scoprire la Stampa e ne faceva uso.

E la Stampa, da parte sua, scopriva i gusti popolari e li sfruttava per favorire le vendite.


In tale contesto, i giornali cavalcarono il gusto per il mostruoso e l’orrido diffuso dai romanzi gotici e “sbatterono il mostro” in prima pagina.

L’effetto fu dirompente al punto che, oltre al panico, a Londra si scatenò una sorta di grafomania: ai giornali e agli inquirenti iniziarono ad arrivare fiumi di lettere.


Si è giunti a catalogare ben 211 lettere “scritte” da Jack lo Squartatore!

Un numero enorme per i tempi che ben dà l’idea di quanto la vicenda avesse sollecitato la fantasia dell’opinione pubblica.


Oggi gli studiosi ritengono tutte (o quasi) quelle lettere assolutamente false.

Se così fosse, quel numero testimonia non solo, appunto, di quanto quei delitti avessero scosso la pubblica opinione, ma anche di come il rapporto tra i Media e il pubblico dei lettori stesse facendosi sempre più stretto: da un lato il bisogno di conoscere i fatti; dall’altro quello di partecipare “all’evento mediatico”, sia pure scrivendo un falso.


Conoscere e partecipare.

Due esigenze che ci sono ben note.

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