Quando stavo per morire


Ho già scritto che sono stato a un passo dalla Morte: nell’agosto del 2000, mentre ero in vacanza in Calabria, ho avuto uno shock anafilattico e mi sono stati “annunciati” 10 minuti di vita.


La crisi si è manifestata all’improvviso: mi si è gonfiato parte del volto (in particolare il naso e la bocca) e ho iniziato ad avere dei crampi talmente forti da non riuscire a respirare.


La prima cosa che la dottoressa della Guardia medica ha voluto sapere (credo a causa delle convulsioni) era se fossi in crisi d’astinenza.

Le ho risposto che non ero (e non sono tuttora) un tossicodipendente.


Allora ha capito (o ha avuto certezza) che si trattava di uno shock anafilattico.

Mi ha chiesto se fossi allergico al cortisone, mia unica speranza di vita.

Ho risposto che non sapevo neppure di essere allergico a qualcosa d’altro.


Mi ha detto che, se fossi stato allergico anche al cortisone, sarei morto; altrimenti, senza l’iniezione di cortisone, sarei morto soffocato entro dieci minuti.

A me la scelta.

Ho scelto il cortisone.


Dopo l’iniezione di cortisone, sono rimasto in “osservazione” per qualche ora e, infine, riportato a casa dai miei genitori che, nel frattempo, erano stati avvertiti da un mio amico e mi avevano raggiunti alla Guardia medica.


Non ricordo di avere avuto paura nel momento in cui mi è stato detto che stavo per morire.

Sicuramente ero lucido a sufficienza da capire che avrei dovuto dare il mio assenso alla puntura di cortisone, ma ero anche stupefatto.

Stupefatto perché non avevo messo in conto una morte così improvvisa e da fessi.

Sì, da fessi, perché mi sarebbe bastato sapere di essere allergico a qualcosa per (tentare di) evitarla!


Quando sono tornato a Bergamo, sono stato sottoposto a una serie di esami per stabilire a cosa fossi allergico.

Partendo da come la crisi si era manifestata, sulle prime, avevano ipotizzato potessi essere allergico a qualche puntura di insetto.

Ma gli esami hanno stabilito che non ho reazioni abnormi alle punture d’insetto.


Allora, hanno ipotizzato potessi essere allergico a qualche polline, ma gli ulteriori esami a cui sono stato sottoposto hanno, anche loro, dato esito negativo.


Allora si è deciso di ricoverarmi per una settimana e bombardarmi di test, ma senza dirmi (credo per non influenzare i risultati) a che test sarei stato sottoposto.

In altre parole, tra un test e l’altro, alcuni sarebbero stati assolutamente fasulli, solo per vedere se avessi avuto, comunque, delle reazioni, magari perché suggestionato da qualcosa…


Prima di dimettermi, mi hanno convocato e hanno detto che, sì, sono un soggetto allergico e che devo stare molto attento a cosa assumo, perché, data la virulenza della prima crisi, non è detto che possa superarne una seconda.

E mi hanno annunciato che sono allergico ai FANS, ossia ai farmaci anti-infiammatori non steroidei, specialmente all’Aspirina e all’Aulin.


Da allora, vado in giro con la mia scatola “salvavita” contenente del cortisone in pillole che, in caso di crisi, dovrebbe darmi il tempo necessario per raggiungere il Pronto Soccorso più vicino per ricevere le cure necessarie.


Ad oggi, non ne ho mai avuto bisogno.



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