Il testo è sessuato


Sono un ghostwriter, ossia, scrivo per altre persone.
Da una ventina di anni circolano testi da me scritti e firmati da altri.
Testi di varia natura come articoli, conferenze o libri interi.
Testi che vanno dalla narrativa al discorso politico, passando per la memorialistica e la saggistica.

Ogni volta, quando scrivo per altri, la mia prima preoccupazione - dopo essermi accertato di aver davvero capito di cosa devo scrivere - è di immedesimarmi in chi firmerà il testo, per poterne assumere il punto di vista.
Ciò mi consente, anche, di poter scrivere sia al maschile, sia al femminile.

La scrittura è sessuata e c’è grande differenza tra un testo scritto per essere firmato da un uomo e un testo con il medesimo argomento, ma scritto per essere firmato da una donna.
Una differenza notevole e non solo nei “toni”.

Tra l’altro, in modo a volte inconscio, chi legge (o, in caso di discorso, chi ascolta) si predispone in modo diverso a seconda del genere dell’autore che scrive (o che parla).
Il genere di chi firma/pronuncia influenza in partenza la ricezione del testo.

La stessa identica frase, cioè, può caricarsi di significati e reazioni emotive differenti a seconda se a “scriverla” è un uomo o una donna.

Ad esempio, l’incipit del mio post precedente a questo, sarebbe letto e percepito in modo completamente differente se fosse pubblicato su un blog di una scrittrice. 

Esiste un mondo, una “bolla” (come direbbero quelli bravi), popolato da perfette cretine.
È il mondo nel quale una donna, per il solo fatto di essere donna, è una principessa e/o una fatina buona priva di qualsiasi difetto e cattiveria.
Perfetta in quanto donna.

Credo di non sbagliare nel dire che quelle frasi, se lette sul blog di una donna, sarebbero caricate dal lettore di aspettative (come ad esempio quella del fare autocritica) ora del tutto assenti in quanto consapevoli trattarsi di un testo pubblicato da un uomo.

Inevitabilmente il testo è sessuato e bisogna tenerne conto.

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