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Ricordare tutto o dimenticare ciò che non serve ricordare?

Quando è utile e doveroso l’esercizio della memoria e quando, invece, è sacrosanto il diritto a essere dimenticati?

Quando e in quali casi si può mettere una pietra sopra al Passato in modo che venga definitivamente sepolto e quando, invece, è necessario che la pietra tombale venga rimossa in modo da far riemergere il Passato per renderlo nuovamente Presente?

Dove inizia la privacy inviolabile dell’individuo e dove il diritto di cronaca? 

Quando un fatto individuale diventa collettivo e storico e, dunque, meritevole di duratura memoria?

In altre parole, è proprio necessario ricordare tutto o è legittimo dimenticare ciò che non serve ricordare?

Un tempo, l’esercizio della memoria aveva costi elevati e si conservava solo ciò che si riteneva degno, nel bene e nel male, di essere tramandato.

Oggi, invece, qualsiasi fatto, immagine, suono postato in Rete viene archiviato e diventa, paradossalmente, quasi impossibile liberarsene. Ma è giusto? È sano?

Il progresso tecnologico è stato ed è talmente rapido che non si è avuto il tempo per fermarsi a riflettere e a dibattere su cosa in effetti è doveroso che resti a futura memoria e cosa, invece, è altrettanto doveroso che scompaia per l’eternità.

Si è preferito che la riflessione collettiva fosse rimpiazzata dalle sentenze della magistratura.

A tali questioni Umberto Ambrosoli e Massimo Sideri hanno dedicato il libro Diritto all'oblio, dovere della memoria. L’etica nella società interconnessa edito da Bompiani.

Si tratta di un saggio di agile lettura che andrebbe letto non solo da giornalisti, blogger e giuristi, ma da chiunque, specie se giovane e anche se non è uso frequentare il Web e i social network.

La riflessione collettiva su tali problematiche, infatti, è ormai diventata urgente e l’educazione a un uso consapevole della propria e altrui privacy (e il diritto all’oblio ne è un aspetto fondamentale) è inderogabile per chiunque.

Nel saggio, Ambrosoli e Sideri spiegano come è perché si è giunti a certe sentenze della magistratura (in Italia il diritto all’oblio è riconosciuto fin dal 1998) e per alcune delle questioni relative alla memoria e all’oblio propongono soluzioni sulle quali sarebbero giusta una riflessione approfondita.

Un libro, il loro, che nasce in seguito a una pubblica discussione svoltasi a Trieste nel 2016 e merita un dibattito serio e collettivo, perché certe questioni non possono essere considerate risolte per sempre e ad altre, invece, va data in fretta una soluzione.

Ad esempio, quali strumenti può utilizzare un comune cittadino per capire se una testimonianza, un ricordo o un documento sono veritieri e quindi degni di essere fonti attendibili? Degni di entrare nella sua memoria?

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