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Ecco perché votare NO al referendum di Maroni

Il 22 ottobre prossimo, in quanto residente in Lombardia, sarò chiamato a esprimere un voto al referendum consultivo indetto da Roberto Maroni.
Il testo del quesito referendario è leggibile sul sito della Regione Lombardia ed è il seguente:

Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?

Una domanda che sembra semplice semplice, se non fosse che il richiamo all’articolo 116 della Costituzione italiana, comma 3, a molti (me per primo) non dice granché.

Ecco, allora, che sono andato a leggere quel comma. Esso recita:
Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all'organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all'articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.”

Bene, la Costituzione ammette che le Regioni possano chiedere maggiore autonomia in alcuni campi a patto di avere le capacità finanziarie (il richiamo all’art. 119 sottintende proprio questo). 
Le materie su cui si può richiedere maggiori autonomia sono molteplici e al terzo comma dell’art. 117 sono definite “materie di legislazione concorrente” tra lo Stato e, appunto, le Regioni. 
Va però sottolineato che l’art. 116 ammette che possano essere oggetto di maggiore autonomia decisionale anche alcune delle materie che ora sono di “legislazione esclusiva” dello Stato; e cioè:
“l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa <”limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace”>;
n) norme generali sull’istruzione;
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.”

Ecco, la lettura di tali ultimi casi per i quali si può richiedere maggiore autonomia regionale, mi ha fatto subito capire che al referendum consultivo voterò convintamente NO.

NO perché chi attualmente governa la Lombardia non è, a mio avviso, in grado di tutelare le minoranze e la tutela delle minoranze e la difesa dei diritti civili è la base da cui partire per (ri)scrivere norme giuridiche e processuali; nonché dettare i programmi scolastici o tutelare i beni culturali (sì, anche la tutela dei beni culturali deve tenere conto delle minoranze, altrimenti si rischia di considerare bene culturale solo ciò che è stato prodotto per compiacere i potenti di turno).

Ritengo che i diritti civili e la tutela delle minoranze siano alla base della vera Democrazia e sono convinto che consentire a quanti non si battono per essi di riscrivere alcune norme sia estremamente pericoloso.

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