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A che servono Regioni e Senato?

Leggendo la Riforma costituzionale che il 4 dicembre il Referendum dovrà confermare o annullare, ci si chiede quale effettiva utilità potranno avere le Regioni e il Senato dato che tutto, se la Riforma venisse confermata, passerebbe sostanzialmente nelle mani decisioniste del Governo o della Camera dei Deputati, che, a causa dell’Italicum, corre il rischio di diventare ancillare rispetto al Governo.

La Riforma, infatti, svuota di reale potere legislativo e politico le Regioni che, in molte “materie”, dovranno cedere il passo allo Stato centrale (si veda, ad esempio, il nuovo lunghissimo art. 117).
Dato che la Riforma cancella definitivamente le Provincie, tanto valeva cassare anche le Regioni!
Invece le si sono lasciate, ma, in sostanza, trasformate da enti con potere legislativo e rappresentanza politica, a organi amministrativi chiamati a dare attuazione a decisioni prese altrove, svuotandole di “ogni significativa competenza.” [Onida, p. 53].

A dare voce e potere alle Regioni sarà, nelle intenzioni, il nuovo Senato chiamato a rappresentare le Istituzioni territoriali (nuovo art. 55).
Peccato che la Riforma non assegni al nuovo Senato “competenze preminenti in materia di legislazione sulle autonomie.” [Onida, p. 53].
In definitiva, “il nuovo Senato non è una vera camera di compensazione  legislativa tra livello nazionale e livello regionale” [Quagliariello, p. 53].

In realtà, leggendo la Riforma, non è ben chiaro a che cosa possa effettivamente servire il Senato così come lo si è ripensato, dato che si avrà “un dominio del Governo sul Parlamento [...] <con> un Senato condannato all’irrilevanza” [Rodotà, p. 35].

Per non dire, poi, restando alla pretesa di un Senato rappresentante delle Istituzioni territoriali, che i senatori, al pari dei deputati, continueranno a non avere il vincolo di mandato (nuovo art. 67).
Ma “come si possono rappresentare le istituzioni territoriali senza vincolo di mandato?” [Zagrebelsky, p. 64].
Ovvero, se un consigliere regionale eletto in una determinata Regione, quando si trova a svolgere un ruolo senatoriale non è vincolato per mandato a rappresentare la Regione nella quale è stato eletto, chi rappresenterà in Senato? 
Va a rappresentare se stesso, dato che solo i deputati rappresenteranno la Repubblica (come da nuovo art. 55) e dato che, non essendo stato eletto alla carica senatoriale direttamente dai cittadini, ma scelto da altri, non può neppure dire in coscienza di rappresentarli?
“Che cosa dovrebbe rappresentare il nuovo Senato non è, in definitiva, affatto chiaro.” [Zagrebelsky, p. 63].

Insomma, pare proprio di poter affermare che la Riforma, per quanto attiene Senato e Regioni, non semplificherà affatto le cose, ma anzi le complicherà.
Anche per tale motivo, al Referendum del 4 dicembre (senza quorum in quanto confermativo) è necessario votare NO.

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Si è citato da tre volumi di cui si consiglia la lettura per avere un quadro completo sulla Riforma:
  • Valerio Onida e Gaetano Quagliariello, Perché è saggio dire no. La vera storia di una riforma che ha “cambiato verso”, Soveria Mannelli, Rubettino, 2016.
  • Stefano Rodotà, Democrazia e Costituzione. Perché dire no alla riforma Boschi e costruire una politica costituzionale, Roma, Castelvecchi, 2016.
  • Gustavo Zagrebelsky con Francesco Pallante, Loro diranno, noi diciamo. Vademecum sulle riforme costituzionali, Roma-Bari, Laternza, 2016.
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Sulla Riforma costituzionale ho anche scritto:

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