L’Italia ripudia la guerra... per ora

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; [...] 
[Costituzione della Repubblica Italiana, art 11]
La Camera dei deputati delibera a maggioranza assoluta lo stato di guerra e conferisce al Governo i poteri necessari. 
[Riforma della Costituzione, aprile 2016, art. 78]
La Camera dei deputati è eletta per cinque anni. | La durata della Camera dei deputati non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.
[Riforma della Costituzione, aprile 2016, art. 60]

In linea con il dettato costituzionale, finora l’Italia si è astenuta dal dichiarare guerra a fine di “offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. 
Ha, invece, preso parte a “missioni di pace” in contesti fortemente regolamentati da risoluzioni internazionali.

Va detto anche che, fino a qualche anno fa, raramente il Paese ha percepito una reale e concreta minaccia proveniente da forze belligeranti straniere atte a far sì che i due rami del Parlamento deliberassero lo stato di guerra (nella Costituzione pre-Riforma lo stato di guerra, infatti, doveva essere deliberato sia dalla Camera dei Deputati, sia dal Senato della Repubblica).

Oggi la percezione è un po’ differente.
Oggi, ad esempio, il sedicente Stato Islamico sembra a molti in grado di rappresentare una minaccia reale.

Al di là, però, delle reali capacità offensive del sedicente Stato Islamico o di chiunque altro, con la Riforma della Costituzione così come approvata nell’aprile scorso si è scelto di dare alla sola Camera dei Deputati la facoltà di dichiarare lo stato di guerra, estromettendo dalla decisione il Senato.

Uno scenario possibile

Se con il Referendum del 4 dicembre venisse approvata la Riforma costituzionale, la prossima Camera dei Deputati, votata con una legge elettorale come l’Italicum che assegna, con il “premio di maggioranza”, il 54% dei seggi al partito che vince le elezioni, sarà in grado, con un voto di maggioranza assoluta (ovvero la metà più uno degli aventi diritto al voto), di dichiarare una guerra.
Meglio ancora: un unico partito sarà in grado di dichiarare guerra.
Siccome con l’Italicum si avrà sostanzialmente una Camera di “nominati”, è lecito pensare che tali “nominati” saranno in qualche modo “legati” alle decisioni prese dal segretario/capo del partito che li ha, appunto, “nominati”…

La Costituzione afferma che, fino a quando permane lo stato di guerra, in Italia non si possono indire elezioni politiche. 
Ciò dà il potere a un leader spregiudicato che vedesse a rischio la propria leadership di dichiarare una guerra per rimandare l’appuntamento elettorale il tempo necessario per risalire nei sondaggi. 
Poi, quando fosse sicuro di rivincere le elezioni, si affretterebbe a trovare un accordo di pace con la parte avversa e a indire le elezioni.
Meccanismi già visti (e non solo in paesi di dubbia democrazia), in quanto di leader spregiudicati ne esistono molti.

Chi ama e difende la democrazia e la pace, il 4 dicembre prossimo, deve, anche per lo scenario dipinto più sopra, votare NO al Referendum costituzionale (senza quorum in quanto non previsto per i referendum confermativi).

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