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La sovranità appartiene al popolo

A volte ho l’impressione che il secondo comma del primo articolo della Costituzione della Repubblica Italiana da molti sia di difficile comprensione.
Eppure esso è assai chiaro nella sua formulazione. Infatti recita “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
Ecco, “la sovranità appartiene al popolo” e non agli eletti o al partito che ha vinto le elezioni. 
No, al popolo. A tutto il popolo, anche, ad esempio, a quella parte di popolo che si riconosce nella parte politica di minoranza.
In altre parole, la sovranità non appartiene a una parte dell’elettorato (neppure se essa rappresenta la maggioranza degli elettori), ma a tutto il popolo (e non solo a chi ha votato).
Perché il popolo eserciti la propria sovranità, in una democrazia esso è chiamato al voto diretto e/o all’elezione di propri rappresentanti all’interno delle istituzioni con potere decisionale.
Compito degli eletti è, quindi, di rappresentare i propri elettori votando a loro nome.
Per poter votare a nome di qualcuno è necessario conoscerne le istanze.
Per potersi far rappresentare è necessario poter conoscere e poter dialogare con chi si è scelto come rappresentante.
Perché gli eletti possano sempre far sì che la sovranità resti al popolo, è necessario, a mio avviso, che, nel percorso decisionale, adottino forme di mediazione e di confronto tra le posizioni che ognuno di loro rappresenta.
(A proposito della necessità di mediare tra le varie istanze avevo scritto La Politica è Mediazione a cui rimando).

Per completezza si aggiunga che la nostra Costituzione (anche nella formulazione uscita dalla Riforma dell’aprile 2016), all’art. 48 comma 2 recita che “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto”.
Non credo vi sia chi non intenda che se il voto espresso da un elettore è “eguale” a quello di un altro elettore significa che il suo voto (a chiunque esso vada) ha lo stesso valore di quello di un altro e deve contare in modo “eguale”.
Se, però, a coloro che risultano vincitori di una elezione viene assegnato un “premio di maggioranza” in termini di maggior numero di eletti, allora il voto di chi ha votato per la parte sconfitta non vale più quanto quello di chi ha votato per chi ha vinto. Ovvero, i voti degli elettori non sono più eguali. 
Con il “premio di maggioranza” il voto di chi ha votato per la parte che ha vinto le elezioni, infatti, “conta” di più. Tanto di più quanto più alto è il “premio”.

Infine, se il voto dell’elettore deve essere “eguale” allora mi pare ovvio che non ci possano essere candidati alle elezioni favoriti rispetto agli altri.
Ogni elettore deve essere certo che il voto espresso in favore del proprio candidato valga e conti quanto quello espresso da un altro elettore in favore di un altro candidato.
E ogni candidato deve poter essere certo che il voto espresso in suo favore conti quanto quello espresso in favore di un altro candidato.
Se, però, esistono dei “capilista bloccati” che vengono eletti automaticamente se la lista vince il seggio in un collegio elettorale, allora i voti espressi a favore degli altri candidati appartenenti a quella lista non possono essere più considerati eguali.
E se i voti non contano in modo eguale, in che modo il popolo esercita appieno la sovranità?

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