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Le bare sulla pista e il lutto in TV


Lo ammetto: ho sempre trovato ributtanti quelle trasmissioni TV in cui vengono intervistati i familiari del morto.
La stessa sensazione di ripulsa me la danno i servizi giornalistici dei TG nei quali si intervistano i familiari del morto o, in mancanza della disponibilità dei medesimi ad apparire, i vicini di casa o i negozianti della zona.
Trovo la pratica assolutamente deprecabile, in quanto, a mio avviso, addirittura svilente per la professione giornalistica: quale notizia sensazionale si crede di apprendere da quanto ci può dire sul morto il droghiere? (“Era davvero una brava persona e mangiava bio...”)

Che dire, poi, dei servizi giornalistici dal luogo delle esequie?
Stendiamoci sopra un sudario…
Per caso ci si aspetta che il morto resusciti? (“In diretta dal sepolcro di Lazzaro...”) 

Ma veramente privo di senso il collegamento in diretta TV che certi TG hanno fatto ieri sera dall’aeroporto di Ciampino per l’arrivo delle bare degli italiani uccisi dai terroristi a Dacca.
Ma davvero qualcuno crede che possa essere una notizia degna di diretta TV l’arrivo delle bare in Italia? No, dico, davvero? 
E che cosa ci si attende di vedere o sapere di sensazionale da nove bare adagiate sulla pista dell’aeroporto? (“Nessuno di loro ha applaudito il comandante quando l’aereo è atterrato”)

Così andando le cose, non ci si deve stupire se qualcuno paragona i giornalisti a degli avvoltoi che volteggiano sopra il corpo del cadavere…

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