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Qualcosa da ricordare


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Gli altri sono tornati quasi tutti. Sono io che sto svanendo definitivamente. Loro si nutrono della mia energia ed è giusto così: sono vivi e, come si suol dire, “le scarpe dei morti servono ai vivi”.
È stata mia figlia a farmi capire la situazione. Una notte mi ha fissato dritto negli occhi e si è toccata in mezzo alla fronte, invitandomi, con lo sguardo, a fare altrettanto. Ho eseguito e ho sentito il foro. D’un lampo mi è tornata in mente la scena della mia morte.
Ero in moto e stavo tornando verso casa. C’ero quasi. Ricordo di aver visto il braccio del ragazzo che si sporgeva dall’auto che mi veniva incontro sull’altra carreggiata. La sua mano era armata. Ha sparato ma non ricordo di aver percepito alcun rumore. Ha sparato ed è stato l’ultimo essere umano che ho visto.
Lo ha fatto, ha confessato agli inquirenti, perché si annoiava e voleva provare un’emozione forte. Qualcosa da ricordare.
Mi ha ucciso e il mondo è svanito. Svanito fino alla notte in cui mia figlia lo ha fatto tornare.
Ora mi resta davvero poco. Ormai è chiaro che non sarò io a svelare il codice. È chiaro che dovrà, necessariamente, essere lei. Per questo deve studiare. E deve diventare credibile. Un’autorità.
Ma come può farsi una buona reputazione se tutti pensano che passi le notti a scrivere frasi senza senso? Possibile che nessuno si sia accorto che quella sui fogli è la mia grafia? Possibile che anche lei si sia convinta che quelle frasi sia lei a scriverle di notte? Davvero crede che io esista solo nella sua immaginazione? 
E il codice? Perché non ha mai sfogliato il codice? Possibile che lei non sappia che il codice è nella tasca segreta della giacca?
Mi resta poco e non posso perdere tempo a ipotizzare il presente. Devo trovare il modo di modificare il futuro. Il codice deve essere svelato. È necessario.

***

«Pianga signorina, pianga: le fa bene.»
«Se ne è andato... Scomparso senza dirmi nulla. Neppure una parola... Se ne è andato definitivamente.»
«Certo, signorina!: sta superando il trauma ed è, finalmente, capace di ricordare e di accettare il fatto che suo padre è stato ucciso, senza alcun motivo, da un folle. Ora che ha qualcosa da ricordare, la sua “presenza” non le è più necessaria. Per questo, come dice lei, “se ne è andato”... » 
«Sì dottore.»
«In realtà lui era solo il frutto della sua immaginazione. Un’ombra creata da lei per difendersi in qualche modo dall’insensatezza della vita... Ora, però, quella insensatezza lei l’ha “digerita”, accettata, compresa... » 
«Sì dottore.»
«Vedrà, signorina, che lei tornerà a fare sonni tranquilli, come ha fatto in queste ultimissime notti... Vedrà che lei smetterà definitivamente di alzarsi la notte per scrivere frasi insensate... Pianga signorina, pianga... » 
«Sì dottore.»
«Presto sarà tutto diverso... E lei potrà iniziare a progettare il suo futuro, ora che sta definitivamente “metabolizzando” il passato... Pianga e si faccia una lunga e sana dormita... E mi raccomando: butti via quel vecchio giaccone di suo padre che, francamente, non le sta affatto bene!»  

Fine

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