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Effetti collaterali

È proprio vero che per godere appieno dell’ordine e della pulizia si possono anche tollerare alcuni effetti collaterali dovuti a eventi imprevedibili.

L’altra sera stavo rientrando a casa dopo il coprifuoco: avevo cenato fuori con alcuni amici e non c’eravamo accorti che stavamo facendo davvero tardi. Quando il ristoratore ha annunciato che avrebbe chiuso di lì a poco, ci siamo alzati, ci siamo salutati e ognuno di noi ha preso la via di casa. Qualcuno mi ha chiesto se volevo un passaggio, ma io ho risposto che preferivo prendere una boccata d’aria.

Ero ormai giunto a uno o due chilometri dal condominio dove vivo che, a un certo punto, ho sentito un rumore inquietante. Ho alzato la testa e ho sondato il buio con lo sguardo. Davanti a me ho visto una donna che camminava nella mia direzione e dietro di lei ho distinto la sagoma del Meccano Ecologico. Ho riflettuto immediatamente che avevo avuto una giornata pesante e non ero proprio fresco come una rosa. Ho, quindi, subito cercato con apprensione la targa luminosa del Rifugio. Appena l’ho individuata mi sono lanciato di corsa verso di lei. Mentre correvo ho oltrepassato la donna che avevo visto camminare verso di me e le ho indicato il Rifugio. Lei mi ha guardato dall’alto in basso biascicando qualcosa del tipo «Io mi lavo». Non le ho neppure risposto e sono entrato nel Rifugio appena in tempo: 7 – 6 – 5 – 4 – 3 – 2 – 1 e le porte si sono sigillate dietro le mie spalle lasciando il mondo e i suoi pericoli fuori.
Dal Rifugio ho visto distintamente tutta la scena.

L’Aspiratore ha raggiunto fulmineamente la donna e le si è attaccato al collo di pelliccia del cappotto. La donna ha iniziato a urlare all’indirizzo del Meccano Ecologico che quel collo era un ricordo di sua madre, che era sì un animale morto, ma lo era per bellezza: serviva da morto per ornare il suo cappotto. Ovviamente per il Meccano Ecologico un animale morto è un animale morto e non importa se esso sia o meno attaccato a mo’ di guarnizione a un cappotto: va aspirato e triturato come un rifiuto qualsiasi. La donna non voleva proprio mollare il suo collo di pelliccia e tentava di divincolarsi dalla presa dell’Aspiratore, ma il Meccano Ecologico – non c’è neppure bisogno di dirlo – era inflessibile. Dal Rifugio io urlavo alla donna di spogliarsi del cappotto e correre via, ma per quanto urlassi, la donna non mi sentiva: il rumore del Meccano Ecologico e le urla di lei che protestava la legittimità del suo animale morto coprivano le mie.

Alla fine, la donna, ormai allo stremo, è stata risucchiata dall’Aspiratore assieme al suo animale morto.

Quando il Meccano Ecologico si è allontanato, le porte del Rifugio si sono aperte e io sono ritornato in strada.

Appena fuori ho aspirato profondamente e a pieni polmoni l’aria pulita che il Meccano Ecologico aveva lasciato dietro di sé.

È proprio vero che per godere appieno dell’ordine e della pulizia si possono anche tollerare alcuni effetti collaterali dovuti a eventi imprevedibili.

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