McEditori - McLibrai - McLettori


Leggo molto e molto spendo per leggere (anche se diversi libri mi vengono spediti gratuitamente, dalle case editrici o dagli autori, per recensione).
Ogni libro che leggo ne “chiama” almeno un altro che io, prontamente, cerco e compro.
Così facendo, ovviamente, si accumulano libri sul comodino che aspettano il loro turno per essere letti… A volte, passano anche mesi (o anni), prima di iniziarli. Ma so che prima o poi li leggo e questo mi tranquillizza.

Forse dovrei smettere per qualche tempo di comprare nuovi volumi, ma uscire da una libreria a mani vuote è per me doloroso.
Mi piace entrare in libreria e farmi trovare dal libro giusto (sono convinto che sono i libri a trovare i lettori e non viceversa).
Anni fa, per un breve periodo, in libreria ci ho anche lavorato.

Ho l’impressione che, negli ultimi anni, le librerie siano molto cambiate.
Oggi quasi tutte sembrano dei fast food, mentre un tempo mi davano l’idea “romantica” di “negozi per caso”, ovvero negozi assai diversi dagli altri esercizi commerciali, in cui la vendita del prodotto non era prioritaria… Prioritaria era la diffusione della Cultura... 
Sicuramente era una falsa impressione anche quella che avevo allora, fatto sta che oggi ho la sensazione che i libri siano trattati da tali librai al pari di un qualsiasi prodotto commerciale. Vanno venduti subito subito, altrimenti scadono e marciscono…
Questo fa sì che ci sia una continua rotazione dei volumi sugli scaffali di tali librerie (nella speranza di renderli “appetibili” a qualche avventore distratto) e, dopo pochi mesi, essi vengono restituiti all’editore come invenduti.

Anche gli editori mi sembrano cambiati.
Un tempo pensavo fossero persone “illuminate” che avevano un’idea precisa di ciò che volevano ottenere con il loro catalogo. Un’idea di futuro. In altre parole, credevo che un editore serio costruisse il proprio catalogo in funzione dell’idea di Uomo che aveva in mente.
Oggi troppi editori mi sembrano solo degli imprenditori come gli altri. Affaristi che guardano solo ai ricavi. Alle vendite.
Questo fa sì che i loro prodotti sono spesso complessivamente poco curati, ma rivestiti con copertine che ritengono accattivanti, ma che, a volte, sono solo di cattivo gusto.
Arrivano addirittura a “profanare” classici indiscussi della letteratura mondiale “urlando” sulla prima di copertina che si tratta dei “libri preferiti di Bella e Edward” (giuro che, quando ho letto la frase sulle copertine, mi sono indignato). 

Ma, forse, tutto ciò accade anche perché molti lettori entrano in libreria come se entrassero in un fast food.
Entrano e cercano il libro del personaggio famoso, più che dello scrittore. 
Scelgono il big-libro e lo mangiano come hanno mangiato quello precedente. Senza gustarlo. Senza farlo proprio. Lo mangiano e lo cacano.

In questo sistema di McLettori, McLibrai e McEditori, gli scrittori di nicchia non hanno futuro (e, forse, neppure un presente).
Resta loro l’opzione self-publishing.

I lettori, quelli “slow-food”, sono avvertiti...

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