L'Italia non è uno Stato teocratico, ma laico

La Costituzione della Repubblica Italiana parla chiaro:

"Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani." (Art. 7)

Ciò significa che così come lo Stato italiano non può intervenire nelle scelte fatte all’interno del Vaticano, allo stesso modo il Vaticano non dovrebbe interferire con le scelte politiche e legislative fatte dal Parlamento italiano.

L’Italia, sulla Carta, si dichiara, dunque, uno Stato sovrano e indipendete dal Vaticano.

A giudicare dai fatti, però, il sospetto che ciò non sia vero diventa quasi certezza, tanto che si potrebbe quasi pensare che, in effetti, l’Italia sia uno stato teocratico eterodiretto, ossia diretto dalle gerarchie vaticane e non dai parlamentari italiani.

Lo dimostrerebbero proprio quelle leggi che più dovrebbero garantire la laicità, sovranità e indipendenza dello Stato e che, invece, inesorabilmente, lo condannano a una sudditanza nei confronti del Vaticano davvero inspiegabile (stando alla Carta costituzionale).

Leggi che dovrebbero garantire i cittadini e la loro libertà di pensiero, azione e coscienza e che, invece, li costringono a una vita da cattolici loro malgrado.

Leggi come la fecondazione assistita, il matrimonio tra persone dello stesso sesso o l’eutanasia, per portare degli esempi concreti.

Leggi che attengono alla libertà individuale e che non dovrebbero negarla, ma, anzi, dovrebbero consentirla (che non significa invogliare, ma lasciare il cittadino libero di scegliere).

Ciò vuol dire che, ogni cittadino, dovrebbe poter decidere autonomamente se sposarsi, avere dei figli e interrompere la propria vita se essa non ha più alcuna ragionevole prospettiva.

Invece no. Lo Stato sceglie al posto del cittadino e sceglie da cattolico. 


Ciò facendo lo Stato non solo va contro la libertà dei propri cittadini, ma va contro la Costituzione che dovrebbe regolarne la vita.

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