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Pochi ma buoni | Ecco perché faccio spesso pulizia-contatti sui social

Capita abbastanza di sovente che io passi del tempo a cancellare contatti dai social network che uso più spesso come Facebook, Twitter e Instagram.
Cancello per una ragione ben precisa: preferisco seguire poche persone, ma buone, ovvero persone che, per una ragione o per l’altra, sento a me più affini o dalle quali posso apprendere qualcosa di utile.
Persone con le quali condivido davvero qualcosa.

Non avendo l’assillo dei numeri, ovvero, non dovendo dimostrare di averlo grosso sfoggiando in bacheca un numero elevato di “amici” e followers, posso permettermi scremature periodiche dei contatti.
Anzi, ammetto di credere che quanti fanno sfoggio di molti followers e di tanti “amici”, pur non essendo dei veri “influencer”, siano solo degli sfigati.
Sfigati che credono di valere qualcosa perché collezionano “amici” e followers come fossero figurine, non rendendosi conto di dimostrare soltanto una cosa: il loro infantilismo patetico.

Ovviamente, per come funzionano i social, è impossibile fare una sistematica scrematura all'ingresso, ovvero al momento, ad esempio, in cui qualcuno mi chiede l’amicizia su Facebook.
Io, in linea di massima, accetto ogni richiesta, ma poi, se mi rendo conto che la persona con la quale sono entrato in contatto è troppo distante da me e non ho nulla da condividere con lei, allora la cancello senza problemi.
Se tale persona vuole, comunque, leggere quello che pubblico, ha sempre la possibilità di seguire i miei blog...
Se invece tale persona mi aveva aggiunto solo per avere un “amico” o un follower in più…

In linea generale, sono convinto che troppe persone siano vittime dei sistemi di conteggio dei social network. 
In preda a infantilismo o a bulimia, assommano contatti come fossero indice del loro valore.
Hanno dimenticato, o ignorano del tutto, il vecchio adagio “pochi ma buoni”, perché, molto probabilmente, non usano i social per entrare davvero in contatto con gli altri, per condividere e comunicare con loro, ma semplicemente per mettersi in vetrina.
Ma chi si mette in vetrina solo collezionando contatti, alla fine rischia di essere scambiato per un manichino!

Infine, si aggiunga a quanto detto, la mia personale convinzione che, per fare una buona comunicazione, sia indispensabile anche una reale conversazione con le persone con le quali si vuole comunicare e non solo una mera distribuzione dei contenuti.
In altre parole, la comunicazione, per essere davvero tale, deve necessariamente essere biunivoca, altrimenti è un’altra cosa.
E per conversare/condividere bisogna avere una base comune, un linguaggio comune, che unisca le persone tra loro, altrimenti si rischia che la conversazione si trasformi in un triste monologo.
E se in un social network tendi a monologare, allora sei palesemente in un posto sbagliato: ciò di cui hai bisogno, in realtà, è un palcoscenico (o la vetrina di cui sopra) e non una “piazza”, per quanto “virtuale”!


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