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La credibilità è tutto e vale oro

Quando si chiede un consiglio a un amico, lo si fa nella convinzione che sia una persona disinteressata; ossia che non abbia tornaconti palesi o nascosti su ciò su cui si sta chiedendo un parere.

Ci si fida degli amici che si ritengono affidabili, disinteressati, competenti e per questo credibili.

Conquistarsi la fiducia di amici o dei followers costa tempo e fatica. 

Perderla, invece, è questione di un attimo.

Si può essere allo stesso tempo giornalista/blogger e ufficio stampa di qualcuno senza per questo mettere a rischio la propria credibilità?

Penso si possa e lo spiego ora prendendomi ad esempio (alla faccia della modestia, dirà più d’uno!).

Ecco come mi comporto.

Chi mi dà fiducia sa che mi occupo solo di ciò che conosco in modo approfondito; materie su cui ho studiato (con profitto) e sulle quali continuo ad applicarmi con serietà e continuità.

Quando, ad esempio, recensisco un libro, un film, uno spettacolo o una mostra d’arte, chi mi dà fiducia sa che non ho alcun interesse a non dire onestamente come la penso. 

Sa che sono intellettualmente onesto e, perciò, si fida del mio giudizio.

Ecco perché tengo sempre separata la mia attività di critico/giornalista da quella di ufficio stampa.

Quando redigo un comunicato stampa dichiaro subito che si tratta di un lavoro svolto a favore della visibilità del mio cliente.

Dichiaro subito che si tratta, appunto, di un comunicato stampa e non di un articolo/recensione/intervista.

In altre parole, quando svolgo la mia professione di ufficio stampa, curo la comunicazione del cliente e mi rivolgo principalmente a colleghi operatori dell’informazione; mentre quando recensisco mi rivolgo direttamente ai miei amici e a chi mi segue.

Siccome dichiaro sempre il mio ruolo (recensore/giornalista o ufficio stampa) e non confondo mai le carte, la mia credibilità resta intatta.

E alla mia credibilità non sono disposto a rinunciare, perché ritengo che valga oro.

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