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Cultura #1



La Cultura è l’identità di un popolo, è ciò che lo rende tale. Senza una Cultura, infatti, un popolo non ha dove rispecchiarsi e non può crescere in consapevolezza.

L’Italia è stata ed è una delle Nazioni in cui la Cultura ha avuto maggiore sviluppo. Le cause di ciò sono molteplici e non indagabili in questo scritto. Non va, però, taciuta, tra le cause, sicuramente una propensione degli italiani al mecenatismo e il rispetto che generazioni di italiani hanno nutrito nei confronti della Cultura.

Negli ultimi decenni, però, è lecito sospettare che il Sistema culturale italiano sia stato di proposito fatto collassare da chi ci ha governato, in nome di una visione economicistica e commerciale del “fatto” culturale.

In realtà, non sfugge a molti come la svalutazione della Cultura* sia frutto di quella che può apparire una ben precisa strategia che, assieme al deterioramento del Sistema scolastico di ogni ordine e grado, ha teso allo svilimento delle capacità del popolo italiano di “pensare criticamente” e di formarsi una “coscienza critica”.

La Cultura (e con essa la Scuola), infatti, insegna l’uso del “pensiero critico” e ciò può spaventare chi ha dato e dà l’impressione di governare non a favore del popolo, ma a favore di se stesso.

Oggi l’Italia e gli italiani hanno bisogno di ri-appropriarsi della Cultura; di rimettere al centro del Sistema Italia proprio la Cultura (che, non si scordi, è anche uno dei motori del Turismo, altro settore da “riposizionare” nell’elenco delle priorità di governo).

Per far ciò lo Stato dovrebbe intervenire sul settore facilitando la creazione di Cultura e tutelando e restaurando l’enorme patrimonio esistente, finora, a mio avviso, ancora troppo poco valorizzato.

Servono perciò investimenti economici mirati e urgenti. Risorse finanziarie che possono essere ricavate sia destinando parte dei proventi del settore al settore stesso, sia favorendo l’ingresso del capitale privato nel settore, prevedendo forme si sgravio fiscale per coloro che finanziano eventi culturali, restauri, ecc. e l’uso ragionato delle sponsorizzazioni.

Inoltre, proprio perché la Cultura è necessaria allo sviluppo di un popolo, devono essere introdotte reali agevolazioni per quelle categorie di persone non economicamente autosufficienti che volessero diventare fruitori di Cultura e dovrebbero anche essere previste “azioni” di sensibilizzazione verso specifiche produzioni culturali.

Va da sé che più Cultura si “consuma” e più essa ripaga gli italiani sia dal punto di vista economico, sia, soprattuto, dal punto di vista della crescita interiore e intellettuale.

Gli italiani devono essere aiutati a ri-amare la Cultura, usufruendone e spingendoli a farsi promotori di nuova Cultura.

Ma per raggiungere questo obiettivo, è necessaria una “rivoluzione” del pensiero: il Ministero dei Beni culturali non deve più essere considerato un ministero di seconda o terza importanza, ma deve diventare uno dei ministeri di punta dei prossimi Governi, uno dei ministeri su cui puntare per rilanciare il Paese, anche dal punto di vista economico e della credibilità internazionale.

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* "Con la Cultura non si mangia” qualcuno sostiene abbia dichiarato Giulio Tremonti nel 2010 quando era Ministro dell’Economia, dichiarazione smentita dall’interessato (leggi).

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