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Due false virtù


La castità
Ancora oggi c’è chi elogia la castità in ogni suo aspetto, ovvero elogia la verginità e la castità coniugale, oltre che quella praticata in ragione di un’appartenenza a un ordine religioso.

A mio avviso, la castità non è una virtù, bensì un’inutile mortificazione della “carne”, un negarsi al piacere assolutamente privo di senso. 
A cosa serve, infatti, essere casti? A nulla, se non a mortificare, appunto. 
A cosa serve la verginità? A nulla.

La fedeltà
Ancora oggi molti elogiano come una virtù la fedeltà coniugale. In base a cosa molti credono che l’Amore debba essere riservato a una sola persona? 
A cosa serve essere fedeli? Oggi a nulla, ma un tempo serviva alle coppie eterosessuali per stabilire, con un certo margine di sicurezza, la paternità del nascituro. 

A mio avviso, insomma, la castità e la fedeltà sono state per secoli elogiate come delle virtù in quanto erano dei mezzi al servizio del patrimonio (anche genetico): tramite esse, infatti, l’uomo poteva avere una certa sicurezza di essere il padre-padrone della prole cui trasmetteva, appunto, il suo patrimonio, oltre che il suo nome. 
In assenza del test del DNA, infatti, l’unico modo per il padre di essere certo che il figlio nato fosse suo era quello di costringere la madre a giungere al matrimonio illibata e mantenersi a lui fedele.

La moglie era costretta (grazie anche alle convenzioni sociali) alla castità coniugale e alla fedeltà. 
Per il marito, in linea teorica, valevano le stesse regole, ma in pratica a lui erano concessi dei “diversivi” extra-coniugali (amante e/o bordello).

Ovviamente credo che si possa benissimo praticare la fedeltà senza abbinarla alla castità… e ritengo, che, oggi, chi si nega volontariamente al piacere (il casto a tutti i costi) lo fa in quanto vittima di una sotto-cultura sessuofobica. 

Ovviamente, ognuno è libero di fare quello che vuole, ma non di dire che una mortificazione inutile è una virtù. Le cose vanno chiamate con il loro nome!

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