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L’estremo rivalutato dai moderati



Non avevo notato l’ossimoro che campeggia sotto il simbolo, eppure pare che lo slogan sia stato scelto da molto tempo: l’UDC è partito politico che non si colloca al centro, come ho creduto fino a ieri, bensì “all’estremo centro”.

Cosa sia “l’estremo centro”, (superato un momento di perplessa ironia) ho fatto fatica a capirlo e non sono del tutto convinto di aver inteso bene. 
Si è, infatti, sempre sentito parlare, in politica, di estrema destra ed estrema sinistra. 
Ecco, quindi, la fatica di capire cosa sia l’estremo centro. 
Esso, pare di aver compreso, è il centro che non si sposta. Il centro che saldamente resta al centro senza essere tentato né dalla sinistra, né dalla destra.

A parte la sottigliezza dell’ossimoro. 
A parte il fatto che, forse distratto da altro, ho scoperto lo slogan dell’UDC solo per caso e, si ripete, dopo più di un anno che esso era stato concepito, va fatto un pensiero sull'uso della parola “estremo” da parte di un partito di centro.
Ovvero, sulla sua esaltazione (oltre che utilizzo).

Se ci sono ancora elettori e politici che marchiano gli estremisti politici come persone in certa misura poco affidabili e non inclini al governo, i centristi dell’UDC ribaltano, in parte, la visione, esaltando il loro radicarsi al centro proprio come un atto provocatoriamente estremista.

Viene però da chiedersi: lo “sdoganamento” del termine, ovvero il suo uso positivo da parte di una forza moderata, non nasconde, forse, il timore (da parte UDC) di essere scambiati per passatisti proprio da un certo, e crescente in numeri, elettorato italiano che si vede rappresentato proprio dagli estremi?

In un momento assai difficile dal punto di vista della comunicazione politica, usare il termine “estremo” potrebbe diventare vincente.

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