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Io voto

In vita mia sono sempre andato a votare.
Ritengo che recarmi alle urne sia il minimo che io possa fare per tenere ancora in vita la debole democrazia in cui vivo.


Ammetto che non ho molta fiducia e stima nella e della classe politica italiana, ma ciò non mi impedisce ancora di credere che il mio voto sia necessario
Necessario non importante o fondamentale. Necessario.


Di elezione in elezione scelgo per quale partito votare. 
Scelgo quello che più di altri ritengo possa rappresentarmi: possa, cioè, essere portatore della mia voce là dove essa possa avere una possibilità di contare qualcosa.
Al momento non esiste il partito politico che mi rappresenti appieno. Il partito da sposare.


Esistono partiti di cui, di volta in volta, scelgo di fidarmi. Di affidarmi.
Oggi, dopo le ultime Regionali, il numero di coloro che hanno scelto di astenersi è tale da essere diventato la "forza" numero uno in Italia. 

Una "forza" debole perché non ha rappresentanti. 
Una "forza" che non conta nulla e di cui ognuno può, virtualmente, farsi portavoce senza che alcuno l'abbia votato.

Chi si astiene firma una delega in bianco e, forse senza rendersene conto, vota sempre per il vincitore.


Paradossalmente, molti di coloro che si astengono, lo fanno per manifestare un loro disagio, una loro protesta, una loro voglia di cambiamento. Ma non votando non agiscono, non mettono in moto o guidano il cambiamento, ma - nella migliore delle ipotesi - lo subiscono.


Io voto anche perché credo di poter essere un buon co-pilota.

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