Neve a San Valentino

Anche dieci anni fa nevicava così: fitto fitto.
Anche dieci anni fa me ne stavo seduto qui, su questa poltrona, e guardavo la neve cadere sul nostro giardino.
Mi piace quando nevica così. Mi piace, perché tutti se ne stanno in casa al caldo e io mi sento meno solo ascoltando la neve cadere e il vociare della mia famiglia.
Non che io resti mai veramente solo in casa, ma quando ci sono tutti è un'altra cosa. Quando anche gli altri non possono uscire, mi sento più compreso: come se anche gli altri potessero capire che vuol dire stare qui tutto il giorno, su questa poltrona...
Sì, mi piace quando nevica così e sono sicuro che piace anche agli altri: rallentano i ritmi e le pretese, perché sanno che fuori di qui c'è solo un'interminabile distesa bianca.

Dieci anni fa era la prima volta che ero costretto a stare così a lungo davanti a questa finestra mentre la neve cancellava il nostro giardino.
Avevo 24 anni e la vita mi si era spezzata tre anni prima, quando dalla sella della mia moto ero stato sbalzato dritto dritto su questa poltrona che, dieci anni fa, non era così brutta e vecchia.

Anche dieci anni fa, come ora, ad aiutarmi a sorseggiare la mia cioccolata calda c'era lei: mia sorella Katia.
- Dieci giorni fa sono arrivati i risultati delle analisi – mi disse calma e a voce bassa. Io feci gli occhi interrogativi e lei aggiunse conclusiva: - Andrej è sterile. Ecco perché non resto incinta.-
- Che farete? Adottate o lo fate in provetta?-
Le ci vollero cinque cucchiaiate di cioccolata prima che riprendesse a parlare. Un tempo infinito, considerando quanto sono lento a ingurgitare le bevande calde!
- Andrej mi ha detto che lì... sì, insomma, che sei ancora uomo e che lui ti aiuta... -
- Diciamo che tutte le domeniche mattina, mentre voi siete a messa, lui fa il buon cristiano prestandomi una mano – spiegai con quel tono pieno di sarcasmo che uso quando tento di uscire da una situazione imbarazzante.
- Non ne avevo idea – sussurrò abbassando lo sguardo.
- Non ci piace raccontare i cazzi nostri – e le feci un occhiolino sdrammatizzante. Sorrise. - Ma non mi hai detto cosa avete deciso di fare – aggiunsi subito, credendo di riuscire a cambiare discorso.
- Vorremmo provare con l'inseminazione artificiale, ma... - e lasciò la frase in sospeso, forse per vedere se davvero ero interessato alla loro decisione.
- Ma?- feci io incoraggiante.
- Ma l'idea di ricorrere al seme di uno sconosciuto ci blocca.-
- Non vedo come potreste fare altrimenti!-
- Ecco... io e Andrej ci chiedevamo se tu... se una delle prossime volte che Andrej ti aiuta... tu volessi farci un grande regalo... -
Non sapevo cosa rispondere. La proposta era semplice e chiara, ma io non sapevo proprio dare una risposta.
- Non è sesso tra noi due – aggiunse Katia nel tentativo di essere rassicurante. - Il tuo seme sarebbe raccolto in un contenitore sterile e, poi, sarebbe usato per fecondare i miei ovuli.- aggiunse didattica.
I suoi occhi erano pieni di speranza e di paura. Li guardai il tempo necessario per balbettare la mia risposta e poi chiusi gli occhi e inspirai profondamente e a intervalli regolari per tenere lontana la crisi d'ansia che vedevo avventarsi su di me. Sul mio corpo immobile, ma capace di procreare.

Anche oggi, come dieci anni fa, è San Valentino.
Nevica fitto fitto e mia sorella mi imbocca mentre guardiamo dalla finestra Andrej che gioca a palle di neve con il nostro bambino.
Due splendide macchie di colore che si agitano ridenti in mezzo a tutto questo bianco.

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