Delo


Tempio dedicato a Dioniso

A Delo, l’isola sacra degli antichi Greci, si può arrivare solo via mare. Per chi ha un minimo di immaginazione l’approdo è suggestivo: mentre il battello si avvicina, si fanno via via più definite le rovine dell’antica civiltà.

La prima considerazione è che doveva davvero essere un’isola fiorente; considerazione che viene confermata dalla visita all’isola. È un susseguirsi di resti di templi, di agorà più o meno grandi (pare che a Delo vi fosse il mercato di schiavi più importante dei tempi) e di abitazioni civili (le uniche che sono state rinvenute in tutta la Grecia).

Per chi ama visitare i siti archeologici, Delo è una meta obbligata: l’isola era votata innanzitutto al dio Apollo, ma in ragione del fatto che era considerata sacra da molti popoli antichi (al punto che sul suo suolo era proibito partorire e morire), vi si trovano i resti di templi dedicati anche ad altri dèi (egizi compresi e, d’altronde, non va dimenticato il fatto che una delle dinastie di faraoni più nota – i Tolomei – era di origine greca).

I resti che si ammirano sono “ridotti male”: per circa un millennio Delo è stata lasciata nelle mani di predoni senza scrupoli che l’hanno utilizzata come cava di marmo a cielo aperto e così le sue rovine sono state razziate un po’ da tutti.

Bellissima la vista che si gode da alcuni di tali rovine, come – ad esempio – dal teatro che “affaccia” sul mare.

L’isola, ora, è brulla e disabitata e la visita agli scavi può risultare faticosa per due motivi: il sole che picchia impietoso e l’assoluta mancanza di un punto ristoro (cui sarebbe facile rimediare).

Il museo archeologico (ingresso gratuito) è poco organizzato e complessivamente deludente e manca di un bookshop nel quale comprare materiale informativo e gadget vari.

Se ci si trova nelle Cicladi, Delo è una tappa da non mancare.