Sudori

Non sapeva spiegarsi perché, ma la nuca gli restava perennemente bagnata a causa del sudore. Altre parti del corpo gli si asciugavano, ma la nuca no: sempre bagnata, sempre appesantita dal ciuffo di capelli stanchi anch’essi avviliti dal sudore.
Il clima era quello che era: un caldo torrido da settembre a luglio e il mese di agosto tempestato dai monsoni tropicali. Milano, decisamente, non era più quella di una volta, quella che lui aveva imparato a conoscere da adolescente, quando, dalla periferia, si muoveva con il resto del branco e scorrazzava per le vie del centro in cerca di compagnia. No, Milano non era più quella di una volta: il fetore si era fatto insopportabile e il rumore era diventato indefinibile.
Eppure, c’era stato un tempo in cui lui, ancora, giurava che Milano era una bella città. Una città nella quale poter scoprire angoli inaspettati rigogliosi di verde. Una città nella quale fare incontri che potevano lasciarti vivo e orgoglioso di te, se non addirittura del genere umano.
Ma ora, di Milano, aveva un’altra opinione. Ora Milano era la città dell’inganno e del sudore. Entrare in metropolitana voleva dire esporsi all’acre sudore altrui e alla violenza del più forte. E, la cosa più imbarazzante, per lui, era che non riusciva a mettere in ordine i due mali, ovvero a capire se sarebbe stato peggio venire in contatto con le pustole sudorifere degli altri viaggiatori, oppure essere scippato dei suoi averi. Fatto sta che, quando saliva in carrozza, teneva sempre una mano sul portafogli e schivava accuratamente il contatto con gli altri. Per non dire che, ormai da anni, indossava guanti di lattice per evitare di toccare direttamente i corpi e le mani della gente. E non era certo l’unico ad aver adottato tale soluzione… Lo svantaggio evidente, però, era che, tolti i guanti di lattice, le mani erano bagnate di sudore. Sudore che si aggiungeva al sudore e andava a ingrossare ulteriormente le pustole, già grosse per conto loro.
Tutto ciò fino a quella mattina, si era detto tornando a casa.
Sì, perché quella mattina era successo l’inaspettato. Anzi, era accaduto quello che, ormai, da anni aveva smesso di sperare accadesse anche a lui. Quella mattina una mano si era appoggiata sicura sulla sua nuca e gli aveva deterso il sudore.
Sulle prime aveva pensato a un agguato: al tentativo di stordirlo per rapinarlo. Poi, quasi immediatamente, aveva percepito il calore amicale di quel gesto antico e si era voltato con il sorriso sulle labbra per poter guardare in faccia chi gli stava dimostrando tanta fiducia.
La faccia era rigata dal sudore e il labbro superiore era gonfio per le pustole sottopelle. Gli occhi lacrimavano e la narice destra sembrava come mangiata dal calcare. Gli occhi brillavano.
Gli occhi erano rimasti quelli di una volta e lui la riconobbe all’istante. Iniziò a sudare freddo per l’emozione e tentò di trovare una frase carina e ad effetto da dirle. Ma ciò che gli uscì dalla bocca fu un miserabile: «Chi non muore si rivede» cosa che lo deluse e lo smontò. Ma lei parve sorvolare e rispose con un sorriso. I denti erano cariati e l’alito pesante, ma lui non tradì la sorpresa e le sorrise a sua volta. Poi, prima che la sua fermata lo costringesse a separarsi da lei probabilmente definitivamente, si sfilò un guanto di lattice e le accarezzò il volto. Lei chiuse gli occhi e rabbrividì. Forse quella mano sudata le aveva fatto schifo, aveva subito temuto lui che, però, aveva anche obiettato che se avesse avuto nausea di lui, certo non gli avrebbe accarezzato la nuca. Allora decise che il brivido di lei non era dovuto a ribrezzo, ma ad attrazione. Si avvicinò con cautela e le baciò la bocca appoggiando delicatamente le sue labbra a quelle di lei.
La fermata arrivò inesorabile e lui scese per raggiungere l’ufficio. Non lavorò molto: il pensiero era fisso all’incontro della metropolitana; al nome di lei che gli risuonava nella testa; al momento in cui lei, alcuni anni prima, gli aveva comunicato che lo stava lasciando: «Non siamo fatti per mischiare i nostri sudori» aveva proclamato prima di girare i tacchi e sparire dalla sua vita. Per sempre.

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