L'evaso

Il videomessaggio della sacerdotessa Xara era arrivato disturbato, ma, tutto sommato, comprensibile. In esso, più o meno, la sacerdotessa, con toni preoccupati, avvertiva: «… evaso un bugiardo patologicoooo… pericoluuuooso… nome è Mnor… dice di noi… mangia uomini». 
Sentito il videomessaggio, il governatore aveva sorriso all’idea che la sacerdotessa Xara potesse essere una mangiatrice di uomini (anzi, aveva malignato che, molto probabilmente, all’isterica sacerdotessa avrebbe fatto assai bene vedere un uomo – un bel toro da monta – ogni tanto) e aveva rigirato il videomessaggio ai suoi sceriffi: un evaso era pur sempre un evaso, i patti erano patti. Poi era tornato a occuparsi dei suoi impegni: cose assai più importanti del dare la caccia a un bugiardo patologico! “Figurarsi” aveva pensato “se dovessi rincorrere tutti quelli che raccontano balle…”. 
Lo sceriffo della piccola contea del Guwer aveva appena finito di sorridere all’idea che la sacerdotessa Xara potesse essere una mangiatrice di uomini («Le piacerebbe alla vecchia!» aveva mormorato), quando l’evaso Mnor era entrato nel suo ufficio urlando che lo si doveva aiutare, proteggere. Lo sceriffo aveva capito subito che quel giovanotto era l’evaso del videomessaggio (e chi altri poteva essere, dato che nella sua contea non arrivava mai nessun straniero, neppure per sbaglio), e aveva invitato il ragazzo a calmarsi e a sedersi. 
«Raccontami tutto con calma, ragazzo, e vedremo cosa potremo fare per te» e, intanto, consapevole che si sarebbe sentito raccontare una serie di frottole (l’evaso era pur sempre un bugiardo patologico), lo aveva osservato meglio, stupendosi per la giovane età del soggetto (era davvero poco più di un bambino). 
Mnor aveva raccontato – in modo un po’ confuso – che la sua gente non era venuta in pace come ripeteva in ogni occasione, ma con intenti bellicosi e predatori. 
“Povero bambino” pensava intanto lo sceriffo immaginando il ragazzo costretto a soddisfare sessualmente la sacerdotessa “se davvero ha dovuto farsi ripetutamente la vecchia, ci credo che ha perso il senno e ora crede davvero alle balle che racconta!”. 
«… per noi» continuava, intanto, il ragazzo «siete come un’immensa riserva di caccia». 
A quel punto lo sceriffo aveva drizzato per un attimo le orecchie e aveva chiesto al ragazzo maggiori dettagli: la caccia, nella sua contea, era severamente proibita. 
«È che la mia gente si ciba di uomini: vi mangiano». 
«Hai le prove di quello che dici?» aveva domandato, allora, meccanicamente lo sceriffo che, sentita la rivelazione del ragazzo, aveva di nuovo perso interesse al suo racconto. 
«Certo che no!» aveva urlato Mnor e aveva aggiunto che averne sarebbe stato impossibile: bisognava fidarsi delle sue parole, credergli sulla fiducia. 
«Lo sai, vero» aveva paternamente detto lo sceriffo «che, per la tua gente, mentire è un grave reato?! Mica come da noi che chiunque può dire quello che vuole!». 
A quel punto Mnor aveva piagnucolato che lui stava dicendo la verità, la pura verità, e bisognava credergli: loro erano lì per mangiarseli. Lo sceriffo aveva scosso sconsolato la testa e aveva aggiunto: «Non mi lasci altra scelta, ragazzo, che chiamare la sacerdotessa Xara e riconsegnarti a lei: hai davvero bisogno di essere curato… Fosse per me ti lascerei andare a raccontare le tue storie nei bar, ma i patti sono patti a vanno rispettati» e ciò dicendo aveva allungato la mano verso il trasmettitore. A Mnor, per evitare la cattura, non era rimasta altra soluzione che spalancare le fauci e avventarsi contro lo sceriffo.