Dopo Naza, nessuno può restare in silenzio


Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor (già vincitori del Premio Oscar per No Other Land) è un documentario sconvolgente in cui appartenenti alle élite dell'esercito e dell’intelligence di Israele svelano cosa sta davvero succedendo a Gaza. 

Le interviste sono state realizzate di notte, sui tetti degli edifici di Tel Aviv in modo che gli intervistati potessero vedere, ma non essere visti.

Esattamente il meccanismo messo in atto durante il loro lavoro di genocidio dei palestinesi: essi, infatti, operano da centrali operative dalle quali possono vedere i loro obiettivi, ma non essere visti.


Un lavoro, il loro, che ha come fine ultimo quello di distruggere Gaza.

Raderla al suolo.

E poco importa se a morire sotto le macerie sono vittime innocenti, i naza.


Con l’espressione naza vengono indicati i civili palestinesi che non sono affiliati ad Hamas.

Per un pesce piccolo di Hamas possono essere sacrificati anche 20 naza.

Ma se l’obiettivo da uccidere è un pesce grosso dell’organizzazione terroristica, allora i naza possono anche diventare 500.


E i naza sono uomini, donne, bambini sia facenti parte della sfera familiare dell’obiettivo, sia estranei che vivono vicino a dove vive il target prescelto: le esecuzioni degli appartenenti di Hamas, infatti, vengono fatte di notte, mentre dormono nelle loro case, perché «è più semplice».


Obiettivi che vengono tenuti sotto osservazione assieme a tutti gli appartenenti alla loro cerchia familiare e amicale.

Target che vengono indicati da Lavander, il sistema di Intelligenza Artificiale usato dall’intelligence israeliana. 


Il tutto - affermano gli intervistati - assomiglia a un videogioco: Lavander indica chi uccidere; gli operatori spiano tutte le persone vicine all’obiettivo e, quando è il momento, premono il pulsante.

Quando tutto è finito, si può tornare all’aria aperta a fumare una sigaretta o bere un caffè: uccidere è una routine lavorativa.


Ma non sempre si può fare finta di nulla e credere che davvero tutti i palestinesi siano dei terroristi. 

La coscienza di qualcuno degli intervistati rimorde al punto da portare il soggetto a chiedersi se anche lui possa essere visto come lui vede i nazisti della Germania di Hitler: ossia, come «il male assoluto».


Altri intervistati, invece, affermano tranquillamente di aver solo eseguito gli ordini e che non era in loro potere contrastarli.

E, ad ogni modo, portare a termine la missione, è sempre esaltante…


E, mentre a Gaza si muore nelle proprie case, a Tel Aviv la vita continua come nulla fosse…


Dopo Naza, nessuno può restare in silenzio.


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Leggi anche: Francesca Albanese denuncia le torture e il genocidio contro i palestinesi

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