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Chiamiamolo pippo

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Nella notte ho visto la prima parte del Chiambretti Night perché mi interessava vedere l’intervista che il padrone di casa avrebbe fatto al divo del porno Rocco Siffredi . Ne sono rimasto abbastanza deluso e, complice anche una certa stanchezza (data l’ora tarda in cui va in onda lo show), me ne sono andato a letto al primo stacco pubblicitario. Il senso di delusione è nato dall'atteggiamento di Piero Chiambretti intriso di falso puritanesimo al punto da sfiorare il ridicolo. Infatti, il conduttore, appena Siffredi ha usato la parola “cazzo” per riferirsi al suo (noto) membro virile, ha invitato l’attore porno a chiamare il suo strumento di lavoro “pippo”.  Se ciò non bastasse a restare perlomeno perplessi di fronte a tale assurda (e ridicola) richiesta (data sia la nota professione dell’intervistato, sia l’ora non certo da fascia protetta in cui viene trasmesso lo spettacolo), Chiambretti ha invitato Siffredi a non scendere nei particolari nel momento stess...

Il tabù mediatico

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In Italia c’è un grande tabù mediatico: il preservativo . Negli spot contro l’ AIDS (quelle rare volte che vengono realizzati), manca l’invito a usare il preservativo .  Si dice di tutto, ma non che l’unico modo per evitare la trasmissione del virus tramite rapporti sessuali (sia etero, sia omosessuali) è l’uso del profilattico. Ovviamente, sarebbe il caso, non solo di invitare alluso del condom, ma anche di specificare che l’uso corretto è di srotolarlo sul pene prima della penetrazione (vaginale e/o anale): non si rischi, infatti, di mandare messaggi incompleti! Nel tabù mediatico è incappato anche il regista Ferzan Özpetek che, invitato dal Ministero della Salute , ha girato uno spot, protagonista Valerio Mastandrea , nel quale sembra che per combattere l’AIDS basti fare il test, quando, invece, il test dell’HIV serve solo a determinare se si è o meno infetti! Un’altra occasione mancata… Lo spot di Özpetek ...