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Visualizzazione dei post da Marzo, 2017

Il selfie di marzo

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Marzo è stato un mese in cui ho scattato parecchi selfie, in alcuni dei quali sono venuto bene. Ecco quello che ho scelto come "selfie del mese". Gli altri li puoi vedere direttamente su Instagram @daniloruocco Guarda il selfie di febbraio.

Festa! | #ruoccolive Un post condiviso da Danilo Ruocco (@daniloruocco) in data: 8 Mar 2017 alle ore 09:41 PST

Sul ponte di Londra

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Mi hai chiamato da Londra. 
Eri sul ponte e hai avuto paura.
La tua voce tremava ancora.
Sei stato sfiorato dalla Morte.

“Correva armato verso di noi. 
Mi sono pisciato nelle mutande.
Pensare che per mio figlio
sono un eroe!”. Ridi amaro.
E dopo un breve silenzio
“Mi vergogno tanto”.
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Bastardo vero

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Chiacchieriamo tra i 
vialetti alberati.
Un ragazzo si avvicina
“Facciamo un selfie?”
rispondi “Certo!”
posa sorriso fatto.
“Stendili tutti”
alza il pollice e
si allontana contento.

“Sapesse delle nostre
foto hot!” e strizzi l’occhio.
“Non sei un calciatore:
ti ha già dimenticato!”
“Sei un bastardo vero,
per questo ti voglio”.
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Pace fatta

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In mutande balliamo
in salotto. Tu in mezzo 
e io e il tuo giovane amico 
ai lati. Tua moglie ci guarda
e ride. Siamo buffi e sexy
lo vedo dai suoi occhi.

Poi si alza e ti abbraccia.
Ballate. L’accarezzi. Ti bacia.
Pace fatta. Siete felici.
Vi lasciamo soli.
Ci isoliamo
e anche noi 
festeggiamo.
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Il mio vecchio professore di matematica

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Lui è stato il mio professore di matematica al liceo. Una vera carogna: quando mi riconsegnava il compito in classe corretto, mi fissava negli occhi e sconsolato esclamava: «Eppure hai lo sguardo intelligente!» e, ciò detto, mi allungava il foglio protocollo con l’immancabile 4 scritto in rosso.  
Più o meno un paio di settimane fa mi ha contattato su Facebook e mi ha invitato a casa sua per una pizza. Ho accettato spinto dalla curiosità di vedere come se la passa un «vecchio professore in pensione e vedovo» (come mi ha scritto in chat).

Pianto muto

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Ti sei stretto a me
e hai pianto.
Un pianto virile,
muto.

Hai pianto e mi si è
sciolto il cuore. 
E non sapevo
che fare che dire.

Ti sei soffiato il naso,
asciugato il volto e
hai spiegato il pianto.

Poi mi hai sorriso:
“Anche tu sei 
la mia famiglia”
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