Meritata la bocciatura di Bergamo a Capitale europea della Cultura


La bocciatura della candidatura di Bergamo a Capitale europea della Cultura per il 2019 è - a mio parere - pienamente meritata.

Bergamo, infatti, d’abitudine, non produce o ospita Cultura di respiro europeo. Anche a livello culturale, infatti, è abbondantemente chiusa su se stessa e per nulla aperta all’Altro, al Diverso. Si pasce e si bea di un localismo culturale di basso profilo che mette i brividi.

Mancano, a Bergamo, luoghi (spazi) di tipo europeo in cui tutti i cittadini possano liberamente pensare, creare e fruire “fatti” culturali.
Ci sono solo “parrocchiette” (uso il termine in senso estensivo) in cui, metaforicamente parlando, la polvere si mischia all’incenso e in cui la Cultura (quella con la lettera maiuscola e quella di livello europeo) non abita, ma, in casi fortunati, fa sporadiche visite.

Come città di respiro europeo, Bergamo mi pare francamente inesistente.
Non basta uno scalo aeroportuale per essere davvero internazionali! Bisogna mentalmente aprirsi all’Altro. Farlo sentire accolto.
Bergamo non accoglie, ma fa di tutto per respingere. Mi si spieghi, quindi, perché un cittadino europeo dovrebbe provare a Bergamo un “sentimento di appartenenza ad un’unica comunità di cittadini europei” (per citare lo scopo dell’evento così come spiegato dal commissario europeo Androulla Vassiliou che si congratulava con le città finaliste).

Non mi stupisce, quindi, che una commissione europea abbia bocciato la candidatura di Bergamo a Capitale europea della Cultura. Mi stupisce che la candidatura sia stata avanzata!

Due parole, a tale proposito, su come tutta la vicenda è stata gestita. Da più parti l’operato di amministratori e consulenti è stato più volte criticato, anche perché è sembrato a qualcuno non del tutto trasparente.
Ebbene, in una città davvero europea, certi amministratori (a cominciare dal sindaco Franco Tentorio e dall’Assessore Claudia Sartiranie loro consulenti/collaboratori, invece di insultare la commissione giudicante e/o le città che hanno superato la prima scrematura (così come si apprende dagli organi si stampa), farebbero un atto di vera cultura europea e si dimetterebbero.

Mette ansia, invece, apprendere dal sito ufficiale del progetto, che, sì, “Svanisce il sogno della Candidatura”, ma, “il team di lavoro e il progetto messi in campo restano le basi per la città di domani”.
Non si sa cosa pensare…