Oro e incenso

Lo ammetto: quando mi aveva invitato a cena a casa sua, la mia fantasia era subito corsa al dopocena, visualizzando scene di sesso orgiastico e rovente.
Ero carico di aspettative e anche un po’ agitato: indeciso su tutto, neanche fossi stato un ragazzino al primo appuntamento.
Nella mia indecisione avevo finito per non decidere su alcuni dettagli e, per fare un esempio, mi presentai da lei con in mano un mazzo di fiori di campo, una bottiglia di rosso e una scatola di praline al cioccolato, perché non avevo saputo quale delle opzioni privilegiare.
Quando aprì la porta e mi vide carico di doni, sorrise ed escalmò: «Ma oggi non è Natale!».
La sua voce calda e sensuale mi confuse e, allungandole i fiori, seppi solo risponderle: «Sono per te».
«E le praline e la bottiglia te le tieni tu?»
«Sono uno sciocco e tu sei elegantissima» aggiunsi mentre appoggiavo il vino sulla tavola apparecchiata sobriamente, ma con gusto, e le porgevo la scatola di cioccolatini.
Era vestita d’oro: un tubino aderente che, come si dice in questi casi, sembrava esserle stato cucito addosso. Nell’aria un acuto profumo di incenso dalla fragranza orientaleggiante ebbe su di me un effetto afrodisiaco.
«Iniziamo con un aperitivo?» propose e fu come se mi avesse chiesto se mi piacevano i preliminari erotici. Deglutii; pensai che dovevo calmarmi e le risposi affermativamente.
La serata proseguì piacevole e senza imprevisti di sorta. Più ci avvicinavamo al momento in cui, prevedibilmente, avremmo scoperto le nostre intimità e più acquistavo sicurezza in me: la sua vicinanza, infatti, benché sessualmente conturbante, aveva lo strano effetto di rendermi calmo. Percepivo che anche lei mi voleva e questo mi tranquillizzava, anche se il mio desiderio cresceva.
A fine cena e a fine bottiglia, sentii viva la presenza del mio sesso nei pantaloni e decisi che ogni ulteriore indugio sarebbe solo stata vigliaccheria. Paura del Destino che mi si era palesato quando l’avevo conosciuta. Paura che i sogni erotici che avevo fatto potessero diventare realtà, sudore e piacere.
Le presi la mano e la sfiorai con un bacio. Il resto seguì con naturalezza e, in breve tempo, ci ritrovammo stesi seminudi sul letto.
Aveva lasciato che conducessi il gioco con un pizzico di eccitante arrendevolezza. La sua femminilità prorompente mi stordiva.
Non avevo mai provato nulla di simile e iniziai a temere vagamente di essere troppo eccitato e che l’atto, per tale motivo, sarebbe durato troppo poco, ovvero che avrei raggiunto l’orgasmo troppo rapidamente.
Preso da tale timore, decisi di rallentare i ritmi e concedermi un diversivo: stappai una bottiglia di frizzantino e riempii i nostri calici.
Lei, quasi avesse percepito i miei timori, chieste con tenerezza: «È la prima volta?».
«Sì» ammisi senza reticenze.
«Se vuoi, ci fermiamo qui» propose con materna dolcezza.
«No no, voglio andare fino in fondo. Lo desidero!»
«Non deve essere una sfida!»
«Non lo è, te lo assicuro! È desiderio di te!» e prendendole le mani aggiunsi: «Spero di non deluderti».
«Sono io che spero di non deluderti... o peggio!»
La baciai con ardore e, piano piano, scesi con le mani verso le sue mutandine di pizzo. Prima di sfilargliele, fissai ancora una volta i suoi piccoli e turgidi seni da adolescente. Infine mi decisi e la liberai dell’indumento. Il suo pene, fino a quel momento tenuto nascosto e costretto tra le cosce, si distese sul bassoventre.
La guardai emozionato. Lei così donna. Lei ancora uomo. Forse per sempre. Forse no.
Non importava. La volevo. Era lei che volevo. Interamente lei.
Mi chinai sul suo membro e lo bacia con delicatezza.
Il più era fatto.
Il resto è fatto da dettagli che un gentiluomo non racconta.
Voglio solo che si sappia che lei, ancora oggi, mi fa girare la testa.

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