11 settembre 2001

Forse tutti, sicuramente moltissimi, ricordano cosa stavano facendo durante l’attacco alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001.
Io lo ricordo come fosse ieri, nonostante i 10 anni che ci separano da quel giorno.
Con un gruppo di colleghi dovevamo festeggiare il nostro primo anno di lavoro presso il CSV di Bergamo e ci eravamo dati appuntamento presso la sede provinciale che, all’epoca, era in via Broseta.
Mentre stavo per raggiungere l’ufficio, mi squillò il cellulare: era una mia cara amica che mi suggeriva di accendere la TV e di guardare cosa stava succedendo a New York.
Appena varcai la soglia dell’ufficio mi resi conto che tutti erano già davanti alla TV e quello che vidi mi raggelò. Restai impietrito per qualche istante e, sulle prime, pensai a un tragico incidente aereo. Poi l’impatto del secondo velivolo contro l’altra Torre fece diventare certezza il sospetto che pian piano si era ingigantito dentro di me: stavamo assistendo a un attacco terroristico.
A un certo punto credo di aver pensato che sarebbe scoppiata la Terza Guerra Mondiale. Non ricordo se espressi questo pensiero, sicuramente dissi che gli USA avrebbero mosso guerra contro i talebani.
Che dell’attentato sarebbero stati accusati i talebani, Al Qaida e l’Iraq non c’erano dubbi: anche allora erano i nemici giurati degli Stati Uniti.
Ricordo anche l’apprensione per la sorte dei miei familiari che vivevano (e vivono) a New York: le linee telefoniche della metropoli erano saltate e avere loro notizie era difficilissimo.
La memoria andò anche a un decennio prima, quando, con un mio cugino americano, salii fino all’ultimo piano delle Torri gemelle per gustarmi il panorama.
Ricordo, infine, che durante il pomeriggio mi misi al computer per aggiornare le diapositive di un corso sulla comunicazione che avrei dovuto tenere per il CSV, aggiungendovene una sulla strategia di comunicazione adottata dagli attentatori.
Poche ore dopo, quella diapositiva, sviluppata e resa discorso, divenne l’editoriale dei “Fogli di collegamento degli obiettori” di cui, all’epoca, coordinavo la redazione.