Mary

L'auto scorreva veloce e silenziosa sulla monorotaia magnetica, diretta al mare. La TV di bordo trasmetteva un telefilm insulso che i gemelli fingevano di guardare. Il posto accanto a quello del conducente, per la prima volta, era vuoto: Mary era partita e non sarebbe tornata mai più. Era passato un mese da quando lei li aveva lasciati e lui sentiva nel cuore una pesantezza insopportabile, umanamente insopportabile. Prima di imbarcarsi, Mary gli aveva detto: «Tra un mese porta i gemelli al mare e di' loro tutta la verità».
«Credo che siano ancora troppo piccoli per capire», aveva ribattuto lui.
«Non sottovalutarli mai, ricordalo sempre. Capiranno» aveva, allora, affermato Mary. Lui aveva piegato il capo, aveva sorriso e poi, con le lacrime agli occhi, aveva chiesto: «Devi proprio andare?».
«Lo sai, è stabilito... D'altronde, lo hai saputo fin dall'inizio... Non ti ho mai nascosto nulla: al momento opportuno io sarei tornata a casa e tu avresti provveduto alla crescita dei gemelli, fino alla loro maggiore età. A quel punto andranno per la loro strada e tu sarai libero di fare la vita che preferisci».
«Io sto già facendo la vita che ho sempre voluto: ho accanto una moglie che amo e sono padre di tre bambini meravigliosi» aveva detto lui piangendo e poi aveva aggiunto: «I nostri sono stati dieci anni perfetti» e quasi in un sussurro le aveva nuovamente chiesto di restare con loro. Lei lo aveva accarezzato con la stessa tenerezza con la quale una madre consola i propri figli e gli aveva ripetuto che non era possibile e di non renderle tutto più difficile. A lui era sembrato che una lacrima stesse tremando sull'occhio destro di lei e glielo aveva fatto notare.
«Lo sai che è impossibile!» gli aveva ricordato lei e aveva ribadito: «Porta i gemelli al mare e spiegagli tutta la storia»
«Perché non lo fai tu?, perché non gliela racconti tu tutta la verità?»
«Sai bene che il programma dell'esperimento non me lo consente: la linea emozionale è di tua competenza; è da te che devono apprendere le emozioni» e prima di salire a bordo e scomparire per sempre aveva mormorato: «Chiarisci bene ai gemelli che non potranno raggiungermi in alcun modo: il loro ciclo vitale deve compiersi qui per intero. Io li seguirò da lontano». 
***

Il mare si vedeva in lontananza. La TV trasmetteva dei cartoni animati, ma i gemelli stavano con la faccia aderente ai finestrini per ammirare la maestosità del paesaggio. Quando l'auto entrò nel silos di sosta, lui inspirò e si preparò al compito delicato che lo attendeva: spiegare tutto ai gemelli.
Arrivati in spiaggia, adagiò un telo da bagno sulla distesa desertica di sabbia; aiutò i gemelli a spogliarsi; si mise in costume a sua volta e chiese ai figli di seguirlo sulla battigia. Lì iniziò il suo racconto, spiegando loro come Mary, dieci anni prima, gli fosse apparsa in tutta la sua stupefacente bellezza proprio in quel punto.
«Era appena scesa dalla navetta e mi sorrideva tranquilla»
«Era bella la navetta, papà?» chiese uno dei gemelli.
«Non saprei: io non avevo occhi che per vostra madre che, dopo qualche istante d'esitazione, prese a parlarmi rivelandomi da dove stava arrivando e per quale scopo» e a quel punto la voce gli si incrinò e il pianto, fino allora trattenuto, iniziò a rigargli il volto. Preso un gran respiro, continuò: «Vostra madre aveva fatto un lungo viaggio per arrivare fin qui e il compito che le era stato assegnato era di» ma la frase gli restò in gola, soffocata dai singhiozzi. I gemelli, allora, gli si strinsero attorno e con tono consolatorio gli rivelarono:
«Papà, sappiamo già chi era Mary in realtà, da dove veniva e qual era la sua missione» e dopo uno sguardo interrogativo di lui, chiarirono che avevano sempre origliato quando loro due parlavano dell'esperimento. «Vedrai» lo rassicurarono in coro «che anche noi, prima o poi, riusciremo a piangere. Te lo giuriamo» e siglarono la loro promessa con uno strano gesto che avevano visto fare a Mary.

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