La delazione

È tutta colpa mia, lo confesso. Ma giuro su quanto ho di più sacro e di più caro che non pensavo, che non volevo. Non so neppure io come spiegarvi. È successo tutto per caso, all’improvviso, così, senza dare neppure il tempo di capire, di riflettere, di farsene una ragione.

Erano ormai dieci giorni che non dormivo più: il suono del bongo mi teneva sveglio. Colpi secchi, ripetitivi, ossessivi, fino alle quattro del mattino. Insopportabile. Non capivo come facessero i miei vicini di casa a non lamentarsene. Io, sulle prime avevo pensato di scrivere un avviso da attaccare in ascensore, nel quale avrei fatto notare con ironia che non eravamo in piena savana e, quindi, il bongo andava suonato durante il giorno. Poi avevo riflettuto che una persona maleducata al punto da suonare in piena notte, sicuramente se ne sarebbe sbattuta alla grande del mio avviso. Allora avevo deciso di passare alla denuncia per schiamazzi. Ma ho abbandonato il proposito quasi nel momento stesso in cui l’ho formulato: figuriamoci se le forze dell’ordine si muovono per una denuncia per schiamazzi! Se non c’è di mezzo almeno un morto!... Ecco, allora, che mi si è affacciata alla mente l’idea della delazione; delazione con un’accusa infamante e falsa (ma questo lo avrei saputo solo io). Sì, la delazione anonima era la via da seguire. Ho indossato il cappotto e sono entrato nella cabina telefonica più vicino a casa. Tutto d’un fiato ho urlato nella cornetta che il nero che in via Garibaldi suona il bongo di notte è un pericoloso terrorista che trasmette messaggi in codice proprio martellando sul suo maledettissimo bongo di merda.

La retata è stata immediata. C’era anche la televisione. In TV il nero sembrava stupito che lo si arrestasse perché suonava il bongo. “Tornatene in Africa, beduino” ho pensato.

Tre giorni dopo, l’attentato. Il segnale convenuto era arrivato inequivocabile: infatti due notti di seguito senza il suono del bongo, in codice, significavano una cosa sola, ossia che la bomba nascosta nella scuola andava fatta esplodere.

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